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i-think. Pensare attivo

Benvenuto in i-think! - 09/07/2012

i-think. Pensare attivo-1

Tenersi in punta dei piedi non è crescere, diceva Laozi. Per troppi anni l’Italia ha cercato di restare tra i grandi, rimanendo piccola. C’era un pezzo del nostro Paese in ogni importante università del mondo, c’era poco mondo nelle nostre università. C’era l’ambiente ma era affare da eco-mafie, c’erano la salute e la sanità ma erano in mano alla politica, c’erano i diritti delle persone ma non erano la priorità.

Le persone. Da qui parte la rivoluzione copernicana di i-think: ridurre la distanza tra la domanda e l’offerta di innovazione, perché ciascuno possa
beneficiarne. Nel considerare l’ambiente una risorsa, il diritto alla salute un diritto, l’accesso alla rete una necessità, la cultura del merito un prerequisito.

i-think pensa. E agisce. Pensa a come scienza e tecnologia, istituzioni e imprese, possano insieme migliorare la vita delle persone.
Pensa a come formazione e informazione possano farsi azioni quotidiane e buone pratiche. Agisce perché i progetti divengano fatti. Perché le idee che da i-think partono o ad i-think arrivano divengano modello di una nuova coscienza partecipativa basata sull’evidenza che tutto è interconnesso e tutto ci riguarda.

Chi sceglie il male minore dimentica rapidamente di aver scelto a favore di un male, scriveva Hanna Arendt.

i-think non accetta il male minore.

Invertiamo la tendenza.

Ignazio Marino

 

Foto: Libby Levi