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Campania terra di veleni.

25/07/2012

Campania terra di veleni.-1

Non è la prima volta che la zona di Caserta e Napoli finisce sulle prime pagine dei giornali per il problema rifiuti. La questione non ha solo ripercussioni solo sull’immagine e il decoro della regione, ma soprattutto sulla salute dei suoi abitanti. L’ultimo allarme è stato lanciato dall’Istituto Pascale di Napoli che ha pubblicato uno studio secondo il quale il tasso di mortalità tumorale nell’area compresa tra la città capologuoco e Caserta sia il più alto d’Italia.

“Negli ultimi vent’anni – riporta lo studio – in provincia di Napoli (città esclusa) si sono avuti incrementi percentuali del tasso di mortalità per tumori del 47% fra gli uomini e del 40% tra le donne, incrementi che sono stati rispettivamente del 28,4 e del 32,7 anche in provincia di Caserta.” Il dato è particolarmente preoccupante se confrontato con le statistiche nazionali, dove negli ultimi vent’anni “i tassi sono viceversa rimasti tendezialmente stabili e al Nord sono addiritura diminuiti”.

“In provincia di Napoli, nel triennio 1988/1990 si riscontra negli uomini un tasso del 17,1 (su 100’000 abitanti) negli uomini, che nel periodo 2003/2008 sale al 31,3”. Nelle donne i tassi sono saliti rispettivamente dal 16,3 al 23”. A Caserta la situazione non migliora con la percentuale che è passata per gli uomini dal 19,3 (1988/90) al 30,9 (2003/08) e per le donne dal 16,4 al 23,8. I tassi italiani sullo stesso periodo (e per lo stesso tipo di tumore) risultano al contrario stabili passando dal 33 al 35 negli uomini e dal 30,5 al 29,3 nelle donne.

I risultati di questo studio, grazie al lavoro di due ricercatori napoletani (che hanno partecipato alla redazione del documento) è diventato un libro bianco dal titolo “Campania, terra di veleni” edito da il Denaro e disponibile anche in versione ebook sulla homepage della casa editrice. Il volume affronta le tematiche legate alla salute in Campania, soffermandosi tra l’altro su indagini epidemiologiche che mostrano quanto il territorio sia stato danneggiato dal dramma, nuovamente attuale, dei rifiuti.

Antonio Giordano, figlio dell’illustre anatomo patologo Giovan Giacomo Giordano, racconta come suo padre in tempi non sospetti avesse già dimostrato quanto la situazione fosse grave: “Già nel 1977, quando avevo solo solo 15, mio padre Giovan Giacomo, primario anatomo patologo dell’Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori Pascale, pubblicava un libro bianco dal titolo: ‘Salute e ambiente in Campania’, edito dal Centro Studi di Politica Economica e Sociale Nuovo Mezzogiorno, nel quale denunciava la presenza di aree ad alto rischio tumori nella città di Napoli. Precorrendo i tempi, mio padre, coordinando un’equipe di studiosi napoletani, tracciava una mappa della nocività nella provincia di Napoli, evidenziando come la popolazione napoletana corresse maggiori rischi di ammalarsi nelle zone più industrializzate della città partenopea”