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Destinazioni alternative della spesa militare: il caso degli F-35

31/08/2012

Destinazioni alternative della spesa militare: il caso degli F-35-1

Il caso degli F-35 (aerei ad alta tecnologia di produzione americana) continua a fare scalpore in Italia da oramai quasi 14 anni. Era il 1998 quando per la prima volta il governo D’Alema firmò (con sostegno bipartisan) un memorandum d’intesa per l’acquisto e lo sviluppo di questo caccia definito dalla stessa casa produttrice (la Lockheed Martin) “l’unico velivolo di quinta generazione in grado di garantire la sicurezza delle nuove generazioni”. Malgrado le polemiche il memorandum venne successivamente confermato nel 2002 (Governo Berlusconi), 2007 (Prodi) e di nuovo nel 2009 (Berlusconi) con la convalida dell’acquisto di 131 caccia (per rendersi conto il terzo paese per numero di aerei acquistati dopo USA e UK). Il governo Monti e il suo attuale ministro della difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, hanno a loro volta dato il via libera all’operazione, ma visti i grossi sacrifici chiesti alla popolazione nelle ultime manovre fiscali, la cosa non è passata inosservata. Per cercare di correre ai ripari il governo ha deciso di abbassare la richiesta iniziale di 131 velivoli a 90 con un risparmio di circa 5 miliardi (che secondo gli esperti però potrebbe essere annullato dall’aumento contemporaneo dei costi del progetto)

Quanto costano alle casse dello stato questi aerei? Secondo le stime (variabili, come il prezzo degli F-35, ancora in sviluppo) il costo dell’operazione si aggirerebbe intorno ai 14 miliardi di euro (con il prezzo di un singolo velivolo che è passato nel frattempo da 61 milioni a 128 milioni di euro). La cifra si riferisce agli accordi prima della messa in sviluppo dell’aereo ed è destinata a salire con il tempo oltre a non comprende eventuali costi aggiuntivi per i successivi upgrade.

In un periodo di crisi come questi molti hanno cominciato a chiedere perchè questi soldi non vengono investiti in altri campi, dal sociale alla ricerca scientifica, dove invece i tagli sono stati ingenti. Per cercare di dare un volto a una spesa del genere sono state stilate delle tabelle dove si è immaginata un’ipotetica redistribuzione della spesa per gli F-35. Questo è quello che si potrebbe fare:

 

Destinazione alternativa  Costo  Beneficiari
•  Apertura di 3.000 asili nido  1 miliardo  – 50.000 famiglie
– posti di lavoro creati: 20.000
•  Messa in sicurezza di 1.000 scuole  3 miliardi  – 380.000 studenti
– posti di lavoro creati: 15.000
•  Installazione di 10 milioni di pannelli solari  8,5 miliardi  – 300.000 famiglie
– posti di lavoro creati: 80.000
•  Indennità di 700 euro per sei mesi ai precari
con reddito inferiore ai 20.000 euro che perdono il lavoro
 2,5 miliardi  – 800.000 persone
•  avviare 500 piccole opere di riassetto idrogeologico  2 miliardi  – Salvaguardia posti di lavoro a rischio
– posti di lavoro creati: 20.000

 

In ambito scientifico la cifra sarebbe stata più che sufficiente a coprire l’intero budget dell’esperimento del CERN (9 miliardi di euro) che ha portato alla scoperta del Bosone di Higgs, o avrebbe dato sollievo agli oltre 960 mila italiani che hanno avuto una diagnosi di tumore negli ultimi 5 anni e alle 776 mila persone che se ne prendono cura in modo totale o parziale (e che spesso sono suoi familiari) con un costo sociale intorno ai 36,4 miliardi di euro annui.

Anche solo un aereo risparmiato (tra i 120 e i 130 milioni di euro) potrebbe finanziare 32.250 borse di studio per studenti universitari o dare a 14.742 famiglie con disabili e anziani non autosufficienti un servizio di assistenza.

Mentre alcuni paesi tra cui l’Inghilterra, partner di livello 1, e l’Olanda (di livello 2, come l’Italia) cominciano a nutrire qualche dubbio sull’acquisto di questi velivoli (e in qualche caso hanno già dichiarato di voler abbassare,se non annullare, la richiesta iniziale) l’Italia rimane ancora in bilico, con l’aggravante di aver già anticipato ingenti cifre (si parla di 17 miliardi di euro già spesi) per lo sviluppo di un aereo che gli stessi Stati Uniti hanno ammesso avere non pochi problemi.