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Digitalizzazione, la vera sfida post elettorale si chiama innovazione

19/02/2013

Digitalizzazione, la vera sfida post elettorale si chiama innovazione-1

Dalla capacità di innovare la pubblica amministrazione e i servizi al cittadino dipendono molte delle opportunità di crescita del nostro Paese nei prossimi anni, la possibilità di ridurre le tasse e risanare il debito pubblico, migliorare la qualità della vita e creare occupazione.

Il convegno “Qual è la vera agenda digitale di partiti e coalizioni?”, organizzato alcuni giorni fa a Milano dai docenti della School of Management del Politecnico, ha messo a confronto a partire dai provvedimenti contenuti nel decreto Sviluppo bis le proposte delle diverse coalizioni e partiti in tema di agenda digitale attraverso un dibattito cui hanno partecipato Luigi Buoncristiani di Rivoluzione Civile, Mario Caputi di FARE per fermare il declino, Alex Curti del Movimento 5 Stelle, Marco Meloni del PD, Antonio Palmieri del Pdl e Francesco Sacco di Scelta Civica.

La difficoltà più grande per chiunque andrà a Palazzo Chigi sarà realizzare le disposizioni del decreto, ma i numeri dimostrano che la digitalizzazione del Paese non può più essere rimandata se l’Italia vuole sentirsi realmente parte dell’Europa.  Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, la rivoluzione digitale può liberare oltre 70 miliardi di euro: 25 miliardi dalla semplificazione della relazione tra enti pubblici, imprese e cittadini (abbattendo di un terzo i costi della burocrazia sostenuti dalle aziende); 10 miliardi dall’aumento di produttività e dalla nascita di nuove start up hi-tech; e i restanti 35 miliardi potrebbero derivare dalla riduzione dell’evasione fiscale e dal miglioramento dell’efficienza della PA.

Volendo fare un esempio concreto, l’ipotesi di un aumento dal 20% al 30% della diffusione dei pagamenti elettronici con un ulteriore abbassamento della soglia di contanti utilizzabili dai cittadini per i loro acquisti potrebbe portare nelle casse dello Stato maggiori entrate per 5 miliardi di euro grazie alla riduzione delle imposte e dell’evasione dell’Iva.  Tra le priorità delle diverse forze in campo si segnalano pure l’e-commerce, l’e-procurement e la diffusione della fibra ottica nelle scuole (oggi solo il 15% delle aule dispone di una connessione alla rete) e nelle strutture sanitarie.

Da segnalare anche un diverso approccio al tema da parte di qualche formazione in campo che ha scelto la strada della consultazione pubblica on line coinvolgendo i cittadini nella definizione delle proposte dell’agenda digitale. Un’iniziativa che assume un significato particolare perché molto ai fini della realizzazione della rivoluzione digitale si gioca proprio sul piano della trasparenza e della partecipazione. Quella della digitalizzazione, nonostante sia un tema poco capace di attirare l’attenzione del grande pubblico, è in realtà la vera sfida post elettorale per i partiti e i movimenti che tra meno di una settimana si appresteranno ad aprire una nuova legislatura.