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Doha, al via la Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici

26/11/2012

Doha, al via la Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici-1

Si è aperta oggi in Qatar la diciottesima Conferenza delle Parti, meeting annuale dell’UNFCCC per discutere la questione climatica.

Obiettivo primario del summit sarà il raggiungimento di accordi globali vincolanti che possano garantire continuità con il primo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto, in scadenza il 31 dicembre di quest’anno.

In tal senso sono al lavoro l’AWG-KP e l’AWG-ADP per cercare di definire, rispettivamente, la seconda fase del Protocollo di Kyoto (che secondo il “Pacchetto Durban” dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2013) e un nuovo accordo globale, attualmente previsto a partire dal 2020.

Tuttavia, mentre sembra esserci una posizione favorevole da parte della quasi totalità dei paesi nel discutere il nuovo accordo globale, il Protocollo di Kyoto rischia di essere definitivamente abbandonato: Canada, Giappone, Russia e Nuova Zelanda (assieme agli Stati Uniti, che non ne hanno mai fatto parte) hanno annunciato di non voler aderire al secondo “commitment period”, contrariamente alla gran parte dei piccoli paesi in via di sviluppo a cui si uniscono Australia, Brasile, Cina, India e Sud Africa, fra i quali peraltro sussiste un dibattito sull’eventuale durata dell’impegno (5 o 8 anni).

A ciò si aggiunge il gap relativo alle misure di mitigazione, ovvero di taglio delle emissioni, ritenute attualmente insufficienti per mantenere l’aumento di temperatura entro i 2°C come stabilito alla COP16 di Cancun.

Anche sulla finanza ci sono diversi nodi da sciogliere: le cifre messe a disposizione dei paesi in via di sviluppo da parte di quelli industrializzati sono ancora ben lontane dai 30 miliardi di dollari previsti per il periodo 2010-2013, e sembrano non potersi avvicinare neanche lontanamente ai 100 miliardi di dollari l’anno che il Green Climate Fund dovrebbe procurare entro il 2020.

Nel frattempo, i cambiamenti climatici continuano ad incrementare frequenza ed intensità dei fenomeni atmosferici estremi: ultimo esempio l’uragano Sandy, che ha seguito una traiettoria insolita “prediligendo” le coste newyorkesi al Golfo del Messico, sintomo di temperature oceaniche anomale. Ma anche l’Italia è stata soggetta a forti piogge e inondazioni, che per il secondo anno consecutivo hanno causato anche delle vittime.

Che questi eventi possano costituire una wake-up call?

 

Federico Brocchieri, per I-think, in diretta da Doha.