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Epatiti. Vaccinazione, prevenzione, diagnosi precoce

09/07/2012

Epatiti. Vaccinazione, prevenzione, diagnosi precoce-1

La punta di un iceberg gigantesco e pericolosamente alla deriva. Questo il mondo delle epatiti in Italia. Una dolorosa, per lo più sommersa realtà, in cui vivono oltre 2 milioni di persone, affette da virus dell’HBV e dell’HCV, spesso inconsapevoli di essere malate, fino all’esordio della patologia. Ed è proprio la diagnosi precoce uno dei punti chiave di un piano strategico per affrontare con decisione quello che possiamo, a tutti gli effetti, considerare un vero problema di salute pubblica, tra complicanze e loro incidenza sulla mortalità. Prima che si arrivi a cirrosi epatica, scompenso, tumore e trapianto del fegato, è necessario promuovere una campagna di accertamento della malattia sulle persone esposte al rischio infezione che traggono benefici da una terapia appropriata e riescono spesso anche a rallentarne la progressione.

Altro aspetto su cui si devono concentrare attenzione e risorse è la prevenzione. Bisogna rafforzare le attività di profilassi mediante la promozione di interventi che riducano le nuove infezioni in tutti i centri di rischio, con attenzione anche alle pratiche che nuovi costumi hanno inserito nella nostra società come il piercing e i tatuaggi, specialmente se eseguiti in Paesi privi di norme igienico-sanitarie stringenti. Non è accettabile che, dal punto di vista strategico ed economico, si dedichino alle epatiti attenzioni molto inferiori a quelle riservate all’AIDS – malattia senz’altro drammatica – che però in Italia uccide 200 persone l’anno, a fronte dei 10mila morti attribuibili ad HCV e HBV.

Fondamentale, nell’evitare il dilagare dei virus dell’epatite, è stato il ruolo del vaccino che, diventato obbligatorio in età scolare in Italia dal 1991, ha cambiato l’epidemiologia dell’epatite B.

La missione di i-think è rivedere la policy della campagna vaccinale, estendendo l’offerta a tutte le persone immigrate provenienti da Paesi nei quali tale infezione è endemica ed intervenendo per somministrare il vaccino anche ai conviventi di soggetti portatori cronici del virus B, tossicodipendenti e detenuti. La ricerca indipendente in tale campo è più necessaria che mai e rafforzarla, insieme alla formazione continua degli operatori, è condizione indispensabile per contenere, in prospettiva anche drasticamente, le epatiti virali e le malattie epatiche. In questo quadro, determinante è anche tutto il lavoro di volontariato che tante associazioni forniscono, mettendo a disposizione di pazienti e famiglie un patrimonio di conoscenza e umanità. A loro deve andare la nostra sincera ammirazione e gratitudine.

Ma l’impegno deve essere, anche e soprattutto, politico e non può smarrire queste tre direzioni di guida: estendere la vaccinazione HBV; promuovere una cultura della prevenzione del contagio; attivarsi per mettere in campo tutte le necessarie misure per intervenire sulla diagnosi precoce e il monitoraggio della malattia. Le persone danneggiate da trasfusioni di sangue infetto, o da somministrazione di emoderivati infetti, oggi sono adeguatamente risarcite: nel 2007, con l’impegno del Presidente di i-think, allora Presidente della Commissione Sanità del Senato, furono stanziati, per gli indennizzi, 170 milioni di euro. Che diventarono 180 l’anno, a partire dal 2008.

Non vi è cifra che risarcisca una vita o le sofferenze che un essere umano patisce, a causa di una infezione così grave, ma è un piccolo segno di civiltà, rispetto ed attenzione per chi si è trovato, suo malgrado, a percorrere un calvario di dolore e silenzio.