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Fecondazione assistita: l’incoerenza della Legge 40

13/09/2012

Fecondazione assistita: l’incoerenza della Legge 40-1

E’ stato da poco pubblicato sul sito del ministero della giustizia una traduzione completa della sentenza che ha bocciato parte della legge 40. La corte europea ha dichiarato la direttiva sulla fecondazione assistita incoerente dato che non permette a una coppia affetta da fibrosi cistica la fecondazione in vitro e l’analisi parentale ma ammette con la legge 194 il successivo aborto terapeutico nel caso in cui il nascituro sia poi affetto proprio dalla malattia sopracitata.

La vicenda che ha portato alla sentenza è quella di Walter Costa e Rosetta Pavan, due coniugi italiani che, dopo aver avuto la loro prima figlia affetta da fibrosi cistica, hanno scoperto di essere portatori sani. Anche nella seconda gravidanza del 2010 la malattia ha colpito il feto, così la coppia, come previsto dalla legge, ha deciso di abortire.

Il governo, nelle vesti del ministro della salute Renato Balduzzi ha già dichiarato che presenterà immediatamente un ricorso e che non accetta un’intromissione del genere da parte della corte europea.

Molte le voci contrastanti di chi chiede invece di evitare un ricorso, ma di riflettere sulla sentenza e rimettere mano alla legge. Tra questi c’è anche Ignazio Marino uno dei pochi all’interno del PD ad avere una visione chiara al riguardo:

“Sarebbe saggio che il governo Monti si astenesse dal ricorso contro la sentenza della corte europea e dal prendere una posizione che è evidentemente una decisione politica e non tecnica. Sarebbe opportuno accettare questa ennesima sentenza”

“La legge 40, palesemente è stata scritta senza tener conto delle conoscenze scientifiche attuali, senza considerare le tecniche mediche avanzate che sono utilizzate in altri paesi e tanto meno le difficoltà e le sofferenze delle coppie non fertili o portatrici di gravi malattie genetiche e di quei malati che sperano nella ricerca sulle staminali embrionali che la Legge 40 sta bloccando”

“Si può essere credenti o non credenti, si possono avere idee diverse, ma la differenza vera è fra le pensanti e non pensanti, perchè solo i non pensanti possono scrivere che l’impianto di tre embrioni in una donna di 20 anni sia lo stesso che in una di 42. La legge è così incoerente che impedisce la diagnosi obbligando la donna, che scopre poi con la l‘amniocentesi di avere in grembo un feto affetto da una malattia genetica gravissima e in seguito ricorrere all’aborto. Una legge così assurda da imporre che le cellule staminali embrionali abbandonate non possano essere usate a fini di ricerca. Un legislatore in uno stato laico non impone principi etici.”