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Il costo energetico della “nuvola”

28/08/2012

Il costo energetico della “nuvola”-1

Il futuro è nella nuvola. E’ questo quello che ci ripetono i guru della tecnologia. Ma la possibilità di avere i propri dati sempre disponibili su qualsiasi dispositivo grazie alla potenza della rete ha un costo, non solo in termini di denaro. Secondo una stima effettuata da Facebook (che oggi sfiora quasi il miliardo di utenti), il più grande social network al mondo consuma 532 milioni di kilowatt-ora. Questo significa che ogni utente ha una “carbon footprint” (la quantità totale di gas serra prodotta durante un’attività umana, traducibile come “impronta emissiva”) pari a quella prodotta da un latte macchiato o di un paio di bicchieri di vino. “Sono 259 grammi di CO2 per ogni utente attivo” ha dichiarato un portavoce dell’azienda fondata da Mark Zuckerberg.

Preso singolarmente il consumo può sembrare ridicolo, ma addizionato a tutti gli altri utenti (non solo di Facebook), il peso della nuvola diventa molto più importante. Ad esempio per tenere in funzione un sito come Amazon centinaia e centinaia di computer vengono tenuti in funzione nei data center a una temperatura di poco inferiore ai 21 gradi. Nel mondo ci sono circa 500’000 data center al servizio di quasi 32 milioni di server e secondo una stima le  Server Farm (veri e propri monoliti situati in sperdute in zone desertiche, o sotto terra) utilizzano l‘1,5% del consumo globale di elettricità (traducibile in quasi 300 milioni di Kilowatt-ora all’anno). Le nostre ricerche su Google consumano 2 miliardi di Kilowatt-ora ogni anno, mentre lo “stato” Internet produce ogni anno 230 milioni di tonnellate di CO2, la stessa quantità prodotta da tutti i paesi Scandinavi messi insieme.

Naturalmente le aziende hanno tutto l’interesse ad interrompere questo trend (il sistema di raffreddamento rimane la spesa più ingente per una società) e già da tempo stanno lavorando a possibili soluzioni.

Una alternativa è quella di aumentare le temperature nelle server room: “Per quale motivo dobbiamo tenere i data center a 18 gradi?” si è chiesto Charles Rego, ingegnere elettronico della Intel. La tecnologia di oggi permette di aumentare la temperatura fino a 27 gradi, e Intel ha comunicato che i suoi chip sono in grado di lavorare anche con 35 gradi senza perdere alcuna capacità di calcolo. “Per ogni grado si possono risparmiare fino a 4 o 5 punti percentuali di energia” ha aggiunto.

Facebook sta lavorando ha soluzioni di design per ottimizzare i consumi: ad esempio a Prineville ha inaugurato una server room in grado di autoraffreddarsi grazie a un sistema  che abbassa la temperatura dell’aria attraverso l’evaporazione. Un’altro metodo è quello di costruire i data center in luoghi naturalmente freddi (Facebook ha da poco aperto alcune server room in Svezia)

I data center generano molto calore, e molto spesso sono sottoutilizzati (molti lavorano con vecchi software che diminuiscono le prestazioni e aumentano i consumi) ma con un’ottimizzazione delle risorse e una maggiore attenzione a dove si costruisce, la nuvola potrà diventare una rivoluzione non solo per i nostri computer ma anche per il nostro pianeta.