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Il fumo e i giovani: l’evento I-Think per trovare nuovi strumenti e soluzioni per combattere il tabagismo minorile (aggiornato)

20/09/2012

Il fumo e i giovani: l’evento I-Think per trovare nuovi strumenti e soluzioni per combattere il tabagismo minorile (aggiornato)-1

Oggi nella cornice della Sala Nassiriya del Senato Ignazio Marino ha presentato lo studio “Generazione in fumo, strategie per non cominciare, strumenti per smettere” prodotto da I Think. Tra gli ospiti che hanno partecipato alla discussione oltre allo stesso Marino, il ministro della salute Renato Balduzzi, il Vice presidente della BAT (British American Tobacco Italia) Giovanni Carucci, il sottosegretario all’Istruzione, l’Università e la Ricerca Marco Rossi Doria, il presidente alla commissione sanità Antonio Tomassini. La moderazione del dibattito è stata affidata alla giornalista e conduttrice di SkyTG24 pomeriggio Paola Saluzzi.

 

 

L’apertura è affidata a Ignazio Marino che parla dei numeri di questa che viene spesso definita come “un’epidemia silenziosa”: il fumo uccide una persona ogni 6 secondi, un tasso di mortalità più alto delle due guerre mondiali messe insieme. Margareth Chan (direttore generale dell’OMS) ha stimato che questo numero è destinato a crescere sempre di più arrivando alla cifra record di un miliardo di persone uccise dal fumo alla fine del XXI secolo. Una delle fasce più sensibili al fumo rimangono i ragazzi: ogni giorno nel mondo 100’000 giovani cominciano a fumare. In Italia sono 11 milioni i fumatori con gli uomini leggermente in vantaggio in questa poco onorevole classifica. Marino fa notare però come tra i giovani il dato è invertito, sono le femmine le più portate a fumare (la percentuale del fumo femminile passa dal 20 al 21,8%, mentre tra gli uomini scende dal 24% degli adulti al 15,4 dei ragazzi).

Tutto questo ha un costo, ha ricordato Marino, sopratutto in questo frangente in cui i tagli alla sanità sono ingenti. Secondo un calcolo, le spese del SSN per la cura delle malattie riferite al fumo arriverà a toccare la cifra record del 7/8% dell’intera spesa nazionale. Per questo c’è bisogno di un lavoro di prevenzione molto forte. Ancora Marino ha ricordato come “La vita di un fumatore abituale è di circa 10 anni inferiore rispetto a quella di un non fumatore – afferma il Presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino – e il consumo di sigarette giornaliero medio di un ragazzo non si discosta significativamente da quello di un adulto. I giovani di questo tempo sul tema del fumo sono proiettati nel presente, non vedono la loro salute futura a rischio. Anzi, il rischio diviene valore, il danno cui ci si espone diventa indice di coraggio”.

Il ruolo della scuola è per questo fondamentale nell’educare e nel far capire ai ragazzi i rischi in cui potrebbero incorrere. Marino ha ricordato gli sforzi fatti dal ministro Sirchia, ma ha aggiunto che bisogna fare di più.

Ha quindi preso la parola il presidente alla commissione sanità Antonio Tomassini che ha ricordato come “con i tagli oggi si deve “do more with less” fare di più con meno soldi, per questo bisogna incentivare la prevenzione”. Tra le malattie non trasmittibili più pericolose per la salute ci sono il fumo e il diabete entrambe si possono risolvere con la prevenzione e con l’educazione.

Tomassini ha ricorda come dei 133 miliardi di proventi derivati dal fumo, solo un miliardo viene poi re-investito nella prevenzione.

“Il ddl (ora in discussione) non ha costi – evidenzia il presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini – ed ha già ottenuto la procedura deliberante dalla Commissione Sanità. Stiamo aspettando il via libera della Commissione Bilancio e per l’ok definitivo non ci sarà bisogno del voto dell’Aula. Poi però toccherà alla Camera”.

E’ stato poi il momento del Sottosegretario all’Istruzione, l’Università e la Ricerca Marco Rossi Doria che ha fatto un analisi più psicologica del fenomeno, concentrandosi nel particolare sulle dinamiche del gruppo.  Per assurdo è proprio a scuola che si comincia a fumare. Bisogna dunque cercare di coadiuvare il lavoro fatto a scuola con quello fatto a casa delle famiglie, per cercare di essere sulla stessa lunghezza d’onda. Il sottosegretario racconta infatti come sia difficile educare i ragazzi se poi tutto il lavoro viene vanificato una volta tornati in famiglia.

Ha preso poi la parola Vice presidente del BAT (British American Tobacco Italia) Giovanni Carucci che ha ribadito il suo essere d’accordo con le parole degli altri partecipanti all’evento: “I giovani non devono fumare”. Il vice presidente si è detto d’accordo sull’aumento del divieto di vendita da 16 a 18 anni e sull’importanza della prevenzione, sopratutto nelle scuole.

L’incontro è stato chiuso dalle parole del ministro della salute Renato Balduzzi che si è detto pienamente d’accordo con le soluzioni proposte dallo studio. Tra i punti citati l’aumento dei fondi disponibili per la lotta al tabagismo, un’informativa più dettagliata e un aumento bilanciato nella tassazione dei prodotti. Si è detto invece meno propenso verso una politica di riduzione del danno (proposta da Giovanni Carucci), asserendo come sia più importante l’implementazione di campagne mediatiche che vadano che seguano politiche più espressamente di cessazione del vizio.

 

 

Il ministro ha quindi chiuso dicendo che “Anche riuscire a diminuire questo trend (e auspichiamo che succeda anche in altri paesi) è una cosa positiva. Non si può mettere sullo stesso piano l’interesse industriale e quello della salute.”

Riferendosi poi al lavoro che sta facendo la comunità europea in questo senso ha dichiarato “Andate avanti”.

Per saperne di più è disponibile qui il PDF dello studio “Generazione in fumo, strategie per non cominciare, strumenti per smettere”. Qui trovate invece  il PDF della cartella stampa sull’evento.

HANNO DETTO DI NOI

Qui sotto potete trovare una lista di articoli usciti sull’evento.

Corriere della Sera

Repubblica

Il Sole 24 Ore

Il Giornale

First Online

Il Tempo