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Il futuro dell’attivismo mondiale è nelle mappe web

25/01/2013

Il futuro dell’attivismo mondiale è nelle mappe web-1

Sono on line da soli quattro o cinque anni, ma la mappe sul web sono diventate rapidamente parte integrante della nostra quotidianità al punto da dimenticarne la portata innovativa. Le usiamo per trovare negozi e percorsi, lasciare traccia dei nostri spostamenti, scegliere dove pranzare ed evitare strade intasate dal traffico. Scene come quella di Totò e Peppino a Milano che sfoggiano un improbabile milanese per chiedere indicazioni a un vigile urbano sono sempre più rare, non solo per la loro irripetibile comicità: basta sfilare dal taschino lo smartphone per ottenere indicazioni dettagliate.

Ma le mappe on line sono state utilizzate anche per ricostruire e chiarire eventi storici, come nel caso della campagna bombardamenti USA della Cambogia nel 1970. Oppure per servizi a sfondo sociale su come combattere la piaga delle molestie sessuali in Egitto. E’ quello che fa ad esempio dal 2010 Harassmap, una mappa interattiva su cui vengono aggregate le segnalazioni di stupri e altre forme di violenza che vedono protagoniste donne. La piattaforma punta a dare evidenza a una crisi sociale di dimensioni crescenti fornendo a essa uno strumento di immediata visualizzazione per sensibilizzare la popolazione, pur nella consapevolezza che non è una mappa postata sul web a modificare i comportamenti della gente, ma la presa di coscienza della loro inaccettabilità sociale.

Fa un ulteriore passo in avanti Trasparent Chennai, ideato nel sud dell’India da Nithya V. Raman, per aggregare dati sulla omonima città e le sue baraccopoli in cui centinaia di migliaia di persone vivono senza servizi essenziali come acqua, elettricità e servizi igienici. Il servizio in questo caso risulta più appetibile per i non locali che per chi vive a Chennai, ma può costituire uno spunto per l’agenda di Governo.

Sempre in Africa nel 2010, nella regione del Sahel, era nata un’altra iniziativa: quella di alcuni operatori umanitari che hanno sfruttato le mappe sul web per monitorare la crisi alimentare e impostare la distribuzione dei raccolti e del cibo. Sahelresponse.org è una mappa costruita su una piattaforma open source chiamata Mapbox. Su di essa diverse agenzie umanitarie hanno potuto aggregare i loro dati e salvare vite umane.

I tre esempi citati aiutano a riflettere sul fatto che l’efficacia delle mappature dipende da come le usiamo. Se intendiamo le nuove tecnologie come soluzione del problema, le loro potenzialità ne usciranno ridimensionate; se invece attribuiamo loro il ruolo di strumento e le investiamo di contenuti e scopi sociali potranno essere il mezzo con cui accendere i riflettori su piaghe troppo a lungo trascurate o ignorate dando loro quasi consistenza fisica.