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Il microfinanziamento per portare un’assistenza sanitaria migliore nei paesi in via di sviluppo

10/09/2012

Il microfinanziamento per portare un’assistenza sanitaria migliore nei paesi in via di sviluppo-1

Il 23 agosto è stato ufficialmente lanciato la piattaforma di “medical crowfunding” Watsi.org. L’idea è nata sulla falsa riga di Kiva, una piattaforma di microfinanziamenti che ha avuto un discreto successo negli ultimi anni. Le persone possono investire dei soldi (anche cifre molto contenute) che vengono redistribuite in vari progetti. Quando il progetto è portato a termine i soldi vengono restituiti all’utente che può decidere se re-investire il denaro o semplicemente donarlo. Chase Adam ha deciso di convertire lo stesso sistema in ambito medico.

Dopo un anno di volontariato full time e un progetto pilota per raccogliere fondi per un intervento chirurgico in Nepal (i soldi sono arrivati in meno di due giorni) finalmente Watsi è diventato realtà.

Le storie dei vari pazienti sono tutte documentate dettagliatamente sul sito, in modo da dare al donatore la certezza che i suoi soldi siano stati ben investiti. Adam racconta come creare un rapporto diretto tra il donatore e il progetto è molto importante “Quello che volevo creare era un organizzazione a cui io stesso vorrei donare. Le mie esperienze precedenti con no-profit sono state terribili. Non avevo la più pallida idea di dove fossero finiti i mie soldi. Non che non apprezzi il loro lavoro, ma l’idea che i miei 200 dollari finissero per pagare un ufficio a Washington non mi andava giù. Mi piace il microfinanziamento perchè ha effetti diretti sul campo, al contrario delle grandi ONG il cui lavoro, che ha sicuramente effetti positivi, è più difficile da quantificare.”

Un punto importante di Watsi è il numero ridotto di pazienti seguiti da ogni progetto. A differenza di Kiva, dove molto spesso i soldi vengono spezzettati in molti progetti, Watsi cerca di focalizzarsi su pochi casi per volta. “Conosciamo personalmente i nostri medici e ci fidiamo al 100%. In questo momento collaborano con noi medici di tre aziende ospedaliere locali: Nyaha Health, una piccola clinica rurale in Nepal, Wuqu’Kawoq, un’organizzazione che aiuta gli indigeni del Guatemala e il Dr. Rick Hodes che dirige il JDC’s Medical Program in Etiopia.

Il lancio del programma è stato fatto su Hacker News attirando subito 20’000 contatti in meno di 24 ore e moltissime offerte di aiuto (anche tecnico) per dare una mano nella pubblicazione del sito

Adam si dice contento dell’attenzione data al progetto, ma allo stesso tempo ammette che gli piacerebbe poter dare più tempo a Watsi (ad oggi tutti i partecipanti al progetto sono volontari)

“Stiamo cercando di trasformare Watsi nel nostro lavoro, per poter dare il 100% a questo progetto. Per questo stiamo cercando di implementare un sistema, parallelo a quello del microfinaziamento, per donare direttamente al nostro staff.”

Nel frattempo continuano con il loro lavoro, mettendo nuovi profili di pazienti sul sito e aspettando che qualcuno si interessi e voglia dare una mano.

Per conoscere di più riguardo a Watsi qui trovi il sito ufficiale e le FAQ con tutte le informazioni.

Foto: Flickr