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Il nuovo chip sottocutaneo, il futuro della diagnostica

09/04/2013

Il nuovo chip sottocutaneo, il futuro della diagnostica-1

Il prototipo di un dispositivo di analisi del sangue da impiantare sotto pelle è stato presentato durante la conferenza  annuale “Design, Automation and Test” Mercoledì 20 marzo scorso da un gruppo di ricercatori svizzeri.

Il piccolo impianto di analisi ematica – che misura meno di un centimetro – analizza le concentrazioni di sostanze nel sangue, ed è in grado di inviare immediatamente i risultati al dispositivo mobile della persona incaricata di esaminarli.

Ma come funziona esattamente questo minuscolo processore? Il microchip sensoriale è impiantato chirurgicamente nel tessuto interstiziale, appena sotto la pelle, e la fonte di alimentazione dell’impianto – due batterie al litio –  non è altro che un cerotto di dimensioni ridotte da attaccare sull’epidermide.

“Il chip viene inserito nel tessuto interstiziale e da lì entra in contatto con liquidi del corpo,” spiega il Dott. Giovanni de Micheli, direttore dell’Integrated Systems Laboratory presso l’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL). “I sensori reagiscono alla presenza di particolari composti presenti nei fluidi corporei, li rilevano, e trasmettono i dati all’esterno”.

Il Dott. Sandro Carrara, ricercatore capo dell’EPFL, ritiene che il microchip sarà impiantabile all’interno delle gambe o le braccia del paziente, parti del corpo in cui vengono rilasciati metaboliti che permettono il suo funzionamento.

Una volta impiantato, il cosiddetto “laboratorio in miniatura” acquisisce ogni 10 minuti i dati provenienti da cinque sensori istallati sul processore, in un processo chiamato monitoraggio continuo. Gli aggiornamenti vengono poi inviati via radio al paziente o al medico, che può esaminare i risultati grazie a un’applicazione scaricabile su un dispositivo smartphone o un altro palmare, come ad esempio un iPad.

Finora, il team ha testato la capacità del prototipo nel rilevamento delle concentrazioni di cinque proteine e acidi organici, a dimostrazione che i risultati rispecchiano quelli ottenuti mediante prove di laboratorio convenzionali.

Anche se le potenziali applicazioni pratiche del dispositivo sono molteplici – dal monitoraggio dei livelli di glucosio nei pazienti diabetici all’uso che potrebbero farne gli atleti – l’obiettivo dei ricercatori del PFL è quello di mettere il chip in uso all’interno delle unità di terapia intensiva e durante gli interventi chirurgici.

Tuttavia, il prototipo probabilmente non sarà disponibile per uso commerciale ancora per qualche anno.