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Il testamento biologico: un caso ancora aperto

11/09/2012

Il testamento biologico: un caso ancora aperto-1

Sono passati oltre 3 anni dalla morte di Eluana Englaro. Il suo caso è diventato simbolo di un acceso dibattito che ha coinvolto il nostro paese lasciandolo profondamente diviso. La vicenda ha infatti messo in evidenza le gravi lacune del sistema giuridico riguardo i temi bioetici come il testamento biologico. A riaprire il dibattito (mai realmente sopito) è stato il caso del cardinale Martini, malato di Parkinson da più di 16 anni, che dopo l’ultima crisi, che gli impediva di deglutire o mangiare cibi solidi, ha deciso di rinunciare all’accanimento terapeutico (alimentazione forzata) lasciandosi morire.

La discussione è ancora centrale nel panorama politico italiano, e a poco meno di 6 mesi alla fine della legislatura sono in molti a chiedere un’accellerazione nella definizione di una legge che renda chiara una legislazione su questo tema. Mentre al cinema Marco Bellocchio con il suo “La bella addormentata” (presentato alla mostra del cinema di Venezia) racconta le ultime ore di Eluana Englaro attraverso un gioco di storie incrociate,  alcuni personaggi tra i quali Giovanni Boniolo, Howard R. Doyle, Ignazio Marino e John Harris, cercano di approfondire l’argomento nel libro dal titolo “Passaggi – Storia ed evoluzione del concetto di morte cerebrale” (Il Pensiero Scientifico Editore – 2012). Attraverso una trattazione ampia, aggiornata e multidisciplinare alternando argomentazioni storico filosofiche a capitoli più tecnici e a riflessioni di natura bioetica, “Passaggi” cerca di rilanciare il dibattito in modo serio e trasparente fornendo un solido background storico-filosofico a chiunque si accosti all’argomento, anche senza possedere una cultura medico-scientifica approfondita.

Come spiega lo stesso Marino “Si tratta senza dubbio di argomenti delicatissimi, che devono essere comunicati con cautela e semplicità, ma senza pregiudizi. Concetti complessi possono essere condivisi con la società allargata, occorre soltanto spiegarli con serenità e trasparenza.”

E ancora riguardo all’eutanasia il professore si esprime così, cercando di differenziare l’eutanasia (quella praticata in alcuni ospedali esteri, che consiste nell’iniettare in vena un veleno che arresta il battito cardiaco) e l’accanimento terapeutico.

“Personalmente, come medico e come uomo, non potrei mai praticare l’eutanasia. – racconta Marino. Poi continua parlando della sospensione dell’alimentazione forzata che “è una cosa ben diversa dal procurare la morte attraverso l’eutanasia. Il rifiuto dell’accanimento terapeutico significa spesso l’accettazione di una fine naturale, non prolungata da terapie e tecnologia che è diritto di ognuno di noi desiderare o respingere.”

Il libro è disponibile online o in libreria.