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La banca del tempo

09/08/2012

La banca del tempo-1

Malgrado la riforma portata da poco a termine da Barack Obama, l’assicurazione sanitaria rimane un problema centrale per molte famiglie americane. A Portland nel Maine, un gruppo di persone ha escogitato un sistema che ci porta indietro ai tempi del baratto. Non si tratta però di uno scambio fisico di oggetti, ma di uno scambio di “capacità”. Tutto quello che bisogna fare è capire quale tipo di “skill” è richiesta e scambiare il proprio servizio (calcolato in ore) con quello di qualcun altro. La vostra ora di lavoro (non retribuita) viene messa in una sorta di banca del tempo (Hour Exchange Portland’s time bank) pronta per essere scambiata con qualsiasi altro servizio, compreso quello medico. Fondata nel 1997 la banca del tempo ha oggi quasi 900 membri (sono presenti anche aziende).

“Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento di quasi il 50% degli iscritti – racconta Orion Breen, coordinatore di HEP (Hour’s Exchange Portland) – Ci sono sia persone che lo fanno solo sotto forma di volontariato, ma ci sono anche persone che lo fanno perchè non possono permettersi un certo tipo di servizio”

Anche se non è stata la prima banca del tempo negli Stati Uniti, il suo successo l’ha portata a essere un modello per il resto del paese. “Ci sono 50’000 disoccupati in Maine, ma se ti guardi intorno, c’è sempre qualche lavoro necessario per aiutare la comunità”.

Secondo Breen la prestazione temporale ha anche una funziona psicologica non indifferente: “Molti medici facevano dei servizi pro bono, ma si sono resi conto che scambiando il proprio lavoro con qualcos’altro ottenevano maggiori risultati dal paziente che si sentiva più propenso (scambiando la propria ora) a seguire le sue indicazioni”.

Visto il grande successo l’HEP ha cominciato a collaborare con la Time Banks USA (una sorta di banca centrale americana) per sviluppare software e strumenti per aiutare gli altri stati a costruire le loro banche regionali.

Per consultare la lista delle banche del tempo visita il sito hOurworld.