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La chiamano danza ma si pronuncia malattia

26/02/2013

La chiamano danza ma si pronuncia malattia-1

Ieri a Milano, presso l’Università degli studi di Milano Bicocca, si è svolto un convegno per discutere della malattia di Huntington.

Il convegno, organizzato dall’Associazione Italiana Corea di Huntington (AICH) sarà l’occasione per presentare i risultati della ricerca sull’evoluzione della malattia in Italia, condotta dall’Osservatorio e Metodi della salute, per riflettere delle implicazioni sociali che tale morbo produce e promuovere strategie comuni per affrontare e risolvere le varie problematiche che riscontrano le persone e le famiglie affette dalla malattia di Huntington.

In Italia la Malattia di Huntington colpisce 6 mila persone e ne vede potenzialmente coinvolte 15 mila.

La Corea di Huntington è una malattia neurodegenerativa, a cui non è stata ancora trovata una cura, che colpisce in età adulta, in media intorno ai 35 anni, e si manifesta attraverso movimenti anomali e scoordinati del corpo (da qui il nome greco corea che significa danza) fino alla totale perdita delle capacità di controllo associata a gravi disturbi della personalità e dell’umore.

Una malattia devastante che, prima di essere ricondotta all’interno delle patologie neurodegenerative, ha prodotto nel corso del tempo diffusi fenomeni di persecuzione nei confronti di coloro che ne erano affetti. Le donne, per esempio, erano accusate di stregoneria e gli uomini erano visti come dediti alla violenza, all’alcolismo e alla follia.

Solo nel 1967, attraverso l’azione della Hereditary Disease Foundation, la malattia di Huntington ha iniziato a riscuotere un’interesse crescente nel campo della ricerca scientifica che si è concretamente impegnata per scoprire le origini del male e le eventuali cure. 

Un impegno che esattamente 20 anni fa, ha raggiunto un importante traguardo, arrivando a individuare, attraverso la mappatura cromosomica, il gene della malattia.

Da allora sulla Corea di Huntington sono stati compiuti molti passi in avanti grazie all’azione e alla passione incessante dei ricercatori scientifici, tra cui la dottoressa Elena Cattaneo, ma molto resta ancora da fare.

Il convegno di ieri a Milano voleva essere proprio un’occasione per ricordare la fondamentale importanza che la ricerca scientifica ha nell’individuare cure innovative per sconfiggere malattie che, purtroppo, producono forti ripercussioni mediche e sociali.

I-Think da sempre sostiene che la ricerca scientifica debba essere adeguatamente sostenuta dai governi nazionali, attraverso politiche e finanziamenti idonei per permettere ai ricercatori di svolgere al meglio il loro già straordinario lavoro.

Quello che è stato fatto sulla Corea di Huntington è una dimostrazione straordinaria di quanto la cooperazione scientifica internazionale, se sostenuta con forza da parte delle istituzioni, può fare per migliorare le condizioni di vita delle persone affette da gravi malattie.