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Le infinite potenzialità del sistema TMA

19/11/2013

Le infinite potenzialità del sistema TMA-1
Le infinite potenzialità del sistema TMA-2

I TMA (Tissue Microarray) consitono in centinaia di piccolissime sezioni di tessuti normali o patologici disposti in modo ordinato su un supporto solido che ne consente il processamento e l’analisi simultanea. L’idea brillante di disporre di una tale moltitudine di campioni biologici risale agli anni ’80, quando H. Battifora concepì il primo ‘blocco di paraffina multi-tessuto’ pensato per la simultanea analisi immunoistochimica di campioni tumorali. Il metodo, che è stato poi perfezionato nel tempo, si basa sull’utilizzo di campioni biologici incorporati in blocchi di paraffina, in pratica uno dei più comuni e routinari modi per l’analisi e la conservazione a lungo termine dei tessuti umani. Tra gli innumerevoli vantaggi di questo metodo, infatti, vi è la possibilità di utilizzare una gran quantità di materiale d’archivio per studi su grandi casistiche con un enorme aumento della potenza statistica. I campioni inoltre, essendo sullo stesso supporto, sono esposti a condizioni sperimentali identiche, il che aumenta la riproducibilità dei risultati e rende più affidabile il confronto tra diversi casi. La tecnica è conveniente anche in termini economici perché sono necessarie piccole quantità di reagenti rispetto all’analisi di ciascun campione in singolo, e consente di risparmiare tempo sia per l’esecuzione dell’esperimento che per la successiva analisi.

Domani, 20 novembre, presso lo University City Science Center di Philadelphia, la Sbarro Health Research Organization, il College of Science and Technology della Temple University, Integrated Systems Engineering srl (ISENET) e ISENET-USA LLC presentano un workshop sulle potenzialità della tecnologia TMA nella validazione di biomarcatori, nello studio della risposta ai farmaci e sul loro possibile utilizzo diagnostico.

I TMA hanno trovato negli ultimi decenni molte applicazioni utili. Originariamente pensati per studi di immunoistochimica a livello di proteine, il loro uso è stato rapidamente esteso all’analisi in situ del DNA e dell’RNA. Oggi i TMA rappresentano uno strumento essenziale per la moderna patologia e sono ampiamente utilizzati per approcci di ricerca di base, preclinica e traslazionale. L’analisi mediante TMA permette di ottenere il profilo molecolare di centinaia di pazienti allo stesso tempo, un passo fondamentale per l’identificazione di biomarcatori associati a specifiche malattie o a fasi di malattie. «I TMA hanno contribuito ad espandere la ricerca traslazionale consentendo di formulare ipotesi cliniche più solide mediante studi di biomarcatori sulla progressione delle malattie e su larga scala», afferma Pasquale De Blasio Amministratore Delegato di ISENET (www.isenet.it) e Presidente di ISENET-USA (spin-off di ISENET Italia che è leader nella tecnologia TMA con particolare attenzione alla ricerca sul cancro). Incrociando i dati ottenuti mediante analisi di TMA con le informazioni cliniche dei pazienti è anche possibile valutare il potere predittivo di specifici biomarcatori in termini di capacità di risposta a un determinato trattamento terapeutico. «L’utilizzo di routine della tecnologia TMA facilita gli studi che cercano l’associazione tra variazioni molecolari, endpoint clinici oltre a quelli di validazione di nuovi biomarcatori. La terapia personalizzata basata sulla identificazione di specifici biomarcatori può essere molto costosa se effettuata con approcci convenzionali» aggiunge l’Ing. De Blasio, che è anche il presidente fondatore di ESBB (European, Middle Eastern and African Society for Biopreservation and Biobanking) e Adjunct Professor presso il College of Science and Technology della Temple University di Philadelphia.

Più di recente, grazie al progresso tecnologico, le applicazioni dei TMA stanno evolvendo ulteriormente. In particolare, il progredire delle tecnologie di imaging e di analisi delle immagini ora consentono una valutazione obiettiva della espressione dei biomarcatori ed offrono l’opportunità per una standardizzazione che è necessaria nell’ambito della diagnostica clinica.

«Abbiamo organizzato questo workshop perché è giunto il momento di sfruttare appieno l’enorme potenziale della tecnologia dei TMA. Un pool di esperti discuterà le strategie per ottimizzare l’uso dei TMA per progetti di ricerca e il loro potenziale per applicazioni diagnostiche, fornendo esempi attraverso una specifica sessione pratica», dice Antonio Giordano, direttore e fondatore della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia (www.shro.org) e Professore di Patologia e Oncologia presso l’Università di Siena. «Siamo passati dall’epoca in cui la terapia del cancro era del tipo ‘one-size-fits-all’, all’età della medicina personalizzata, a misura di ogni singolo paziente. Le tecnologie moderne come i TMA sono uno strumento prezioso sia per promuovere la scoperta di nuovi meccanismi molecolari alla base della insorgenza delle malattie e della loro associazione con l’ambiente e gli stili di vita dei pazienti, sia per orientare le future terapie personalizzate».