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Live da Doha. KYOTO-2, il futuro in 48 ore: c’è un accordo di massima, ma nel testo finale restano diverse questioni irrisolte. Ora la palla passa ai ministri.

06/12/2012

Live da Doha. KYOTO-2, il futuro in 48 ore: c’è un accordo di massima, ma nel testo finale restano diverse questioni irrisolte. Ora la palla passa ai ministri.-1

Da poco è terminato l’incontro di chiusura dei lavori dell’AWG-KP (Ad Hoc Working Group on Further Commitments Under the Kyoto Protocol), iniziati a Montreal nel 2005 al fine di assicurare continuità tra il primo e il secondo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto.

La seduta ha visto la formazione di un gruppo di paesi – G77 e Cina, Bolivia, LDCs (Least Developed Countries), African Group, Aosis (Alliance of Small Islands and States) ed Environmental Integrity Group (Svizzera, Messico, Corea e Principato di Monaco) – in favore di un Second Commitment Period (CP2) che abbia inizio il 1° gennaio 2013 e che ponga limiti ben definiti ai carry-over (i trasferimenti di quote di emissioni residue dal primo al secondo periodo) per evitare che l’eventuale acquisto di quote da parte di un paese ne vanifichi sul nascere qualunque nuovo impegno di riduzione delle emissioni.

Un ulteriore punto comune è quello secondo cui i paesi che non si impegneranno nel CP2 non dovrebbero avere accesso ai meccanismi di flessibilità, che permettono alle Parti (aderenti al Protocollo di Kyoto) di porre in atto misure di mitigazione anche in altri paesi, dove i costi di limitazione delle emissioni possono essere considerevolmente inferiori; ciò secondo il principio per cui, ovunque le azioni vengano intraprese, il beneficio per l’atmosfera sia lo stesso.

Differenti le posizioni di Unione Europea e Australia, con la prima che prenderà in considerazione solo un periodo d’impegno di 8 anni (in forte contrasto con Aosis, che lo vuole di 5) con la richiesta di mantenere ininterrotto il meccanismo di Emission Trading, e la seconda (assieme a Giappone, Nuova Zelanda, Russia e Ucraina) che ritiene il CP2 “un piccolo passo avanti all’interno di un processo più grande” , ovvero una piattaforma da mantenere in vita per preservarne regole e meccanismi piuttosto che un rimedio adeguato alla situazione.

Resta comunque un accordo di massima sul testo presentato dal Chair, fatta eccezione per la Bolivia che ha espresso il proprio dissenso evidenziando come i paesi Annex I debbano assumersi le proprie responsabilità: “di questo passo, ci avviamo verso i +4°C”.

Da sottolineare, infine, la solidarietà espressa da parte di tutti i paesi verso le Filippine, vittime in questi giorni del tifone Bopha, che ha già causato oltre 200 morti e decine di migliaia di sfollati.

Nel corso del proprio intervento, il delegato di Manila non è riuscito a trattenere le lacrime: “Mi appello ai leader di tutto il mondo, né come politico né come negoziatore, ma come uomo filippino: stiamo soffrendo come mai in passato. Fate che non ci siano più rinvii, e che questo 2012 sia ricordato come l’anno in cui si sia trovato il coraggio di prendere le azioni necessarie”. 

Il testo passa ora in mano ai ministri, che dovranno votare le opzioni presentate nelle prossime quarantotto ore. Non resta che aspettare.

Federico Brocchieri, per i-think, in diretta da Doha.