http://i-think-italia.it/category/magazine/globuliverdi/

Live da Doha: tre nuovi report alla COP18

03/12/2012

Live da Doha: tre nuovi report alla COP18-1

Si apre oggi a Doha la seconda settimana di negoziazioni, che vedrà il progressivo passaggio da tavoli tecnici a politici: nelle prossime ore, infatti, è atteso l’arrivo dei primi ministri al Qatar National Convention Center per cercare di raggiungere un accordo sul secondo periodo d’impegno del Protocollo di Kyoto e sulla struttura del nuovo accordo globale che dovrebbe subentrare dal 2020.
Nel frattempo, negli ultimi giorni tre nuovi Rapporti sono giunti all’attenzione dei delegati alla COP18.

– UNEP: Emission Gap Report

Secondo gli studi effettuati dall’UNEP e pubblicati nell’Emission Gap Report, nel 2020 le nostre emissioni dovranno essere uguali a 43 Gt l’anno per garantire un aumento di temperatura inferiore a +1.5°C; un valore molto simile a quello previsto per mantenere l’aumento al di sotto dei 2°C (oggi target primario), pari a 44 Gt.

In sintesi, “solo” 1 Gt di emissioni in meno nel 2020 potrebbe segnare la differenza tra un mondo più o meno caldo di 0,5°C.

Se presi in considerazione, questi dati potrebbero rafforzare la posizione delle Parti che fino ad oggi hanno spinto per il target di +1.5°C, su tutte AOSIS (Alliance of Small Islands States), e indurne altre ad aumentare i propri livelli di ambizione.
Sarebbe un bel passo avanti.

-UNEP: Rapporto sullo stato del permafrost

E’ da tempo noto che il permafrost, un’unica piattaforma di ghiaccio che si estende a sud dell’Oceano Artico, si sta sciogliendo. Le grandi quantità di gas serra (principalmente metano) che questo contiene al suo interno, però, potrebbero presto rendere il suo scioglimento pericoloso quanto le emissioni di biossido di carbonio.

Secondo un nuovo rapporto dell’UNEP, con questi tassi di riscaldamento globale circa il 39% delle emissioni globali di gas serra alla fine del secolo saranno dovute allo scioglimento del permafrost. Lo scioglimento sta già avendo un grosso impatto sulla vita nella regione, che tocca il Canada, la Russia, gli Stati Uniti e la Cina: interi edifici sono crollati e diverse infrastrutture, tra cui strade e condotte del gas, hanno subito danni.

Un ulteriore meccanismo feedback da tenere sotto osservazione.

– Rapporto IOP sull’innalzamento del livello dei mari

Secondo quanto riportato dall’IOP (Institute of Physics) il livello dei mari si sta innalzando il 60% più velocemente rispetto a quanto previsto nel 2007.

Mentre gli aumenti di temperatura sembrano essere compatibili con le proiezioni fatte dall’IPCC nel 4° Rapporto, le misure satellitari hanno mostrato che i mari si stanno innalzando ad un tasso di 3.2 mm l’anno, contrariamente ai 2 mm inizialmente previsti.

Lo studio, riportato anche da The Guardian, afferma inoltre che è profondamente improbabile che l’aumentato tasso d’innalzamento sia dovuto alla variabilità climatica interna, mostrando come i fattori d’innalzamento non-climatici, quali l’accumulo delle acque nelle riserve idriche e la loro estrazione dal sottosuolo, non abbiano avuto effetto nelle comparazioni effettuate.

Le conseguenze sono facilmente riscontrabili anche negli ultimissimi fenomeni atmosferici estremi: l’innalzamento del livello dei mari, infatti, è stato uno dei fattori chiave nei danni che l’uragano Sandy ha causato a New York (e non solo).

Federico Brocchieri, per i-think, in diretta da Doha.