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Lotta ai tumori: come si comportano le cellule tumorali rispetto a quelle sane

15/01/2013

Lotta ai tumori: come si comportano le cellule tumorali rispetto a quelle sane-1

Il più piccolo tumore identificabile con mezzi diagnostici è frutto di 30 divisioni cellulari per un totale di un miliardo di cellule e poco più di un centimetro di diametro. A partire da questa piccolissima massa, quando tutte le cellule proliferano, bastano altre dieci divisioni per raggiungere il chilogrammo di peso con effetti drammatici per l’individuo.

Le cellule cancerose infatti, al pari di quelle sane, si sviluppano grazie alla divisione cellulare, il meccanismo che consente la nascita e lo sviluppo dell’organismo a partire da una singola cellula che si duplica in trilioni di unità uguali alla prima. Quando nella lettura delle informazioni del Dna qualcosa si inceppa – avviene cioè una mutazione – si forma la cellula dannosa. L’organismo può distruggerla; in altri casi essa può sfuggire al controllo delle difese immunitarie ed esprimere tutte le sue devastanti potenzialità: la cellula tumorale cresce localmente distruggendo la sede che la ospita per poi entrare nel circolo ematico e/o linfatico e andare a formare nuovi tumori, le metastasi.

La forza dei tumori infatti sta proprio nella loro capacità di crescere rapidamente: perché sono resistenti all’apoptosi (la morte cellulare programmata) e all’inibizione da contatto, ma hanno anche una velocità di riproduzione superiore a quella delle cellule normali. Paradossalmente però, proprio questo loro punto di forza costituisce anche il loro tallone di Achille in quanto le rende molto più vulnerabili rispetto alle cellule normali a radio e chemio-terapie.

Ecco perché la ricerca sul cancro si è concentrata a lungo proprio sulla definizione di tecniche in grado di arginare lo sviluppo delle masse tumorali. Oggi, oltre a intervenire chirurgicamente per rimuovere il tumore quando è localizzato, la medicina può utilizzare due armi: la radio e la chemio-terapia. Nel primo caso, le radiazioni ionizzanti sfruttando la capacità dei raggi di interagire col DNA limitano la capacità riproduttiva della cellula tumorale; la chemioterapia invece, agendo direttamente nella fase di divisione cellulare, risulta tanto più efficace quanto più il tumore è in fase di attiva proliferazione.

Non agendo esclusivamente sulle cellule cancerose, i farmaci chemioterapici e la radioterapia presentano però numerosi effetti collaterali. La soluzione potrebbe arrivare da uno studio dei ricercatori dell’Università di Udine che hanno scoperto delle molecole, prodotte direttamente dall’organismo e quindi naturali, in grado di bloccare la proliferazione tumorale aggredendo solo le cellule malate. Se i risultati di questa ricerca venissero confermati, quella dei ricercatori friulani diventerebbe una valida alternativa a trattamenti efficaci ma estremamente debilitanti. Un ulteriore passo in avanti nella lotta al cancro, targato made in Italy.