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Mobile World Contest e diritti

07/03/2013

Mobile World Contest e diritti-1

Qualche giorno fa parlavamo del digital divide di genere e della necessità di portare la connessione internet fin dentro le abitazioni nei paesi in via di sviluppo per consentire alle donne di aggirare gli ostacoli di carattere culturale che impediscono loro di godere di pari opportunità di accesso alla rete. Dal Mobile World Contest di Barcellona emerge però anche un’altra domanda: il mobile banking può migliorare la qualità della vita delle persone?

Secondo l’associazione mondiale degli operatori mobili sì, ma in tanti hanno accolto questa tesi con riserve ponendo l’accento sulla necessità di riflettere circa i forti interessi commerciali delle aziende che operano nel settore della telefonia a incrementare la diffusione di cellulari e servizi via mobile.

Il dato da cui la GSMA parte è che in molte economie in via di sviluppo, mentre gli uomini costituiscono l’interfaccia sociale della famiglia e guadagnano al di fuori delle mura casalinghe, per le donne la gestione del denaro è una questione strettamente privata che si esaurisce all’interno del focolare domestico.  In particolare, il 55% della popolazione maschile mondiale dichiara di avere un conto in banca contro il 47% delle donne.

Per i sostenitori della tesi dell’empowerment delle donne attraverso il mobile banking, questo tipo di servizi potrebbe innescare un circolo virtuoso: accedere a strumenti finanziari attraverso il cellulare può portare benefici economici alle famiglie e favorire elusione di barriere culturali e logistiche che impediscono l’affermazione di un ruolo da protagonista della donna nelle società più arretrate dal punto di vista dei diritti e delle pari opportunità. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che in quattro economie emergenti (Kenya, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Tanzania) così come in Indonesia, l’accesso delle donne ai servizi finanziari in mobilità è ostacolato da lacune culturali e da una mancata alfabetizzazione tecnologica. Il che le porta a essere vulnerabili anche in termini di sicurezza e privacy personale perché costrette a dipendere per la gestione del denaro da reti informali di prestito delle loro comunità.