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Open data: il medium ancora non è efficace quanto il messaggio

08/02/2013

Open data: il medium ancora non è efficace quanto il messaggio-1

Attorno al termine open data si sviluppa un movimento culturale che considera le informazioni prodotte e gestite dalle pubbliche amministrazioni come beni comuni, e ne chiede il rilascio in maniera aperta cosicché possano essere utilizzate e ridistribuite. In questo modo la PA risulta una ‘casa di vetro’ e la pubblicazione dei dati in suo possesso diventa un’occasione per una gestione e un controllo migliore da parte del governo delle sue risorse.

Secondo il “Recovery Act Trasparency: Learning from States’ experience” realizzato da IBM Center for the Business of Government, i principali fruitori del Recovery Act Trasparency negli Stati Uniti sono infatti gli stessi funzionari statali che possono monitorare la spesa federale quasi in tempo reale. A beneficiare degli open data è quindi soprattutto il governo che può avere traccia di come i fondi vengono spesi a livello centrale e locale e si vede “costretto” a sviluppare expertise nell’analisi dei dati.

In Italia è l’articolo 52 del CAD a imporre a tutte le pubbliche amministrazioni di offrire i propri dati in formato open. L’ultimo arrivato in questa direzione è stato il portale opencoesione.gov.it del ministro per la Coesione Territoriale, dedicato agli investimenti programmati nel ciclo 2007-2013 da Regioni e amministrazioni centrali dello Stato grazie ai Fondi Strutturali Europei e al Fondo nazionale per lo Sviluppo e la Coesione assegnato dal Cipe.

Il “Recovery Act Trasparency: Learning from States’ experience” mette però in evidenza un altro aspetto della questione che dal contesto statunitense può essere esteso ad altre realtà. Quella degli open data è una risorsa che sembra interessare ancora poco i cittadini: sono pochissime le persone che visitano siti come recovery.gov  e scaricano dati per ottenere informazioni sulla spesa pubblica e tracciare l’uso dei fondi pubblici.

Insomma, i dati vengono pubblicati ma manca un mezzo efficace per diffonderli e per fare dei cittadini fruitori consapevoli delle informazioni. Non perché il web non sia lo strumento più adatto, ma perché nella progettazione di portali e servizi si dovrebbe avere più attenzione per l’utente non addetto ai lavori che potrà così trasformarsi in controllore, valutare l’efficacia dell’impiego delle risorse disponibili e contribuire – perché no? – alla loro corretta programmazione.