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Plasma infetto, un’udienza preliminare a quasi vent’anni dall’apertura dell’inchiesta

18/12/2012

Plasma infetto, un’udienza preliminare a quasi vent’anni dall’apertura dell’inchiesta-1

Sabato 22 dicembre si terrà davanti al gup del Tribunale di Napoli l’udienza preliminare del processo “plasma infetto”.  A quasi vent’anni dall’apertura dell’inchiesta, che portò anche all’arresto del dirigente del settore farmaceutico ministeriale Duilio Poggiolini, lo scandalo delle trasfusioni infette è ritornato al centro delle cronache grazie a un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera che racconta la storia della famiglia Cavalli.

Ivan era un ragazzo di Rimini affetto da emofilia di tipo A. Il giovane, deceduto nel 1991 a neppure 26 anni, era stato sottoposto per anni a trasfusioni fino a quando nell’86 un’analisi rivelò che aveva contratto il virus dell’Hiv in quanto venuto a contatto con sangue infetto. Quella notizia per la famiglia Cavalli fu l’inizio di un calvario segnato dalla depressione del padre e dall’anoressia della madre, e culminato nel decesso del figlio.

Ora il rischio denunciato dall’articolo di Stella è che per questa famiglia, e per quelle degli altri emofiliaci cui lo Stato nel 2003 ha riconosciuto il diritto al risarcimento, oltre al danno ci sia la beffa dato che un decreto ministeriale del Governo Monti ha escluso dalla possibilità di ricorre alla giustizia quanti hanno iniziato una causa dopo oltre 10 anni dal decesso del congiunto.

Lo scandalo delle trasfusioni infette infatti scoppiò tra il 1985 e il 2008. Secondo l’Associazione Politrasfusi, furono 2.605 gli italiani morti a causa di plasma infetto, tra questi 550 erano soggetti emofiliaci.

Un numero di decessi altissimo che ancora oggi deve  far riflettere sulla superficialità con cui si gestì il sistema delle trasfusioni. Ma nel computo delle morti bisogna anche considerare che, negli anni ’80, la ricerca medico-scientifica in tema di trattamento della Sindrome da immunodeficienza acquisita era ancora in una fase iniziale. E nonostante i laboratori di tutto il mondo fossero al lavoro per studiare un sistema in grado di prevenire e combattere l’Aids le soluzioni erano ancora lontane. Oggi, invece, la ricerca ha fatto numerosi passi in avanti tanto che dal 2001 al 2011 si è registrata una riduzione di oltre il 50% dei casi di sieropositività nei paesi più a rischio per effetto delle terapie antiretrovirali combinate.

I-Think ne ha parlato la scorsa settimana nel corso del convegno “Lotta all’AIDS: conoscere i cambiamenti superare i limiti, conversazioni sulla 135/90” che si è tenuto presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”.

Qui potete scaricare l’infografica con i contenuti emersi