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Quando la burocrazia limita il diritto alla salute

17/12/2012

Quando la burocrazia limita il diritto alla salute-1

Due settimana fa I-Think ha organizzato un evento per discutere e riflettere sui rischi prodotti dal virus dell’Epatite C, evidenziando, nell’occasione, le linee guida da seguire per offrire un efficace risposta a questa pericolosa patologia.

Nell’affrontare in modo adeguato il virus dell’HCV, l’Italia sconta un notevole deficit, rispetto agli altri paesi, in termini di azione legislativa e innovazione delle cure. Tutto questo comporta che il nostro paese sia in Europa quello con il più alto numero di persone affette da epatite C, 1 milione e 800 mila persone, di cui solo il 2% viene assistito in modo efficace.

Una vera e propria piaga che implica notevoli ripercussioni sotto diversi aspetti, medico, sociali ed economici e produce ogni anno una spesa, per il Servizio Sanitario Nazionale, di 900 milioni. Soldi che, purtroppo, nella maggior parte dei casi non si traducono in una cura  effettiva in quanto i protocolli terapeutici, caratterizzati dai ritardi nella disponibilità dei farmaci, non consentono la completa guarigione del paziente.

Molecole innovative come il Boceprevir e il Telaprevir, adottate da ormai due anni negli altri paesi europei e negli Stati Uniti, che hanno apportato un vantaggio significativo nella cura delle ematopatie, non sono state ancora rese disponibili in Italia a causa di inammissibili ritardi burocratici.

Qualche giorno fa l’AIFA dopo un anno e mezzo di interminabili passaggi burocratici ha concesso la rimborsabilità delle due nuove molecole per la cura dell’epatite C. La notizia di per se andrebbe accolta positivamente, se non fosse che all’approvazione a livello nazionale dovranno seguire tutti gli obbligatori passaggi regionali, necessari per inserire i farmaci nei prontuari terapeutici ospedalieri regionali (PTOR).

Pratiche che richiederanno tempi significativi, da un minimo di 145 giorni per l’Umbria a un massimo di 245 per il Lazio, e che purtroppo non consentiranno a migliaia di persone, e in particolar modo ai pazienti critici, di ricevere tempestivamente le cure di cui necessitano.

Risulta davvero paradossale che nel momento in cui vengono approvate cure innovative in grado di salvare molte vite, le stesse cure non possano essere utilizzate a causa di complessi procedimenti burocratici che invece di favorire l’azione dello Stato ne limitano la portata.

Speriamo che le Regioni adempiano tempestivamente alle loro funzioni, garantendo la tutela di quel diritto fondamentale di ogni cittadino, sancito dalla Costituzione, che è il diritto alla salute.