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Quando le nuove tecnologie combattono la corruzione

16/01/2013

Quando le nuove tecnologie combattono la corruzione-1

Dall’Open Government Partnership a iniziative come l’indiana ‘I Paid a Bribe’, dal globale al locale, la lotta alla corruzione utilizza sempre più spesso i vantaggi offerti dalle nuove tecnologie.

Rispetto ai decenni scorsi, negli ultimi anni il tema stesso della corruzione è diventato più presente nell’agenda dei governi e un’informazione più attenta rispetto a questo problema ha spinto l’opinione pubblica ad attribuirgli la giusta dimensione, passando dal semplice racconto dello scandalo del giorno alla definizione della corruzione come questione di interesse generale.

Non potrebbe essere altrimenti se consideriamo che – per citare il caso del nostro Paese – secondo Trasparency International, siamo al 69esimo posto nella classifica relativa alla corruzione percepita dai cittadini assieme a Ghana e Macedonia.

Le stime del Libro Bianco della Commissione sulla prevenzione del fenomeno corruttivo parlano di una perdita del 16% degli investimenti dall’estero, a conferma dei dati della Corte dei Conti secondo cui ogni anno la corruzione in Italia succhia 60 miliardi di euro alle casse dello Stato: tanto quanto il Pil della Croazia, al punto che se fosse un Paese a sé sarebbe la 76esima economia del mondo.

Perde lo Stato in termini di entrate, perdono i cittadini e le imprese quanto a possibilità di investimenti, servizi e infrastrutture efficienti. Perdono soprattutto le realtà economicamente e socialmente più emarginate. Ma quanto le nuove tecnologie, internet in particolare, possono risultare determinanti nella lotta alla corruzione?

Consentono di denunciare la richiesta o il pagamento di tangenti, come nel caso di ‘I Paid a Bribe’, di tracciare i flussi di denaro e quindi mettere in circolazione una quantità maggiore di informazioni aumentando le possibilità di controllo. Se a ciò aggiungessimo l’attivismo e la diffusione di una cultura non omertosa e della legalità, per le forme tradizionali di corruzione diventerebbe sempre più difficile nascondersi e sostenersi. Dall’altra parte però il proliferare di dispositivi mobili può essere anche uno strumento per la definizione di nuove forme di corruzione. Inoltre, non bisogna dimenticare che questa è particolarmente redditizia e accettabile nel settore finanziario, le cui transazioni spesso sono regolate da accordi siglati nell’ombra tra Stati e organizzazioni rispetto ai quali le nuove tecnologie non bastano per garantire una reale e totale trasparenza. Occorre quindi intervenire a livello internazionale sul dovere alla trasparenza degli Stati e il diritto all’accesso, perché il fenomeno della corruzione va contrastato innanzitutto con la prevenzione piuttosto che con la sua repressione.