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Research Gate: il social network per i ricercatori

21/08/2012

Research Gate: il social network per i ricercatori-1

Sull’onda del successo di Social Network come Facebook, la comunità scientifica ha pensato di lanciare delle piattaforme ad hoc per cercare di rendere più facile la comunicazione tra ricercatori. Progetti come Labmeeting, 2collab (prematuramente scomparso nel 2011) e Nature’s Connotea non sono però riuscite a entusiasmare gli addetti ai lavori.

Qualcosa sta però cambiando. Mendeley ad esempio, un social che permette di raggruppare i propri documenti di ricerca in un solo posto e condividerli con i propri colleghi, conta oggi 1.7 milioni di utenti. Subito dietro c’è Research Gate un “social collaborativo” per la comunità scientifica.

Per anni gli scienziati si sono tenuti a distanza dai social. Il motivo è una combinazione tra una forma di resistenza culturale e la mancanza di un sistema di business per le pubblicazioni “social”. Il sogno di Ikad Madisch, ex ricercatore ad Harvard e fondatore di Research Gate, è quello di sovvertire questa tendenza e portare la social science a vincere il premio Nobel. L’idea è quella di creare un network di scienziati che attraverso la condivisione possano arrivare a cambiare il modo in cui si fanno scoperte.

“Quando ho raccontato l’idea al mio professore, mi ha detto che nessuno, all’interno della comunità scientifica, avrebbe mai usato i social network – racconta Madisch – Gli ho detto che era proprio quello che volevo cambiare.”

Ma è possibile cambiare il metodo scientifico? L’idea di Madisch è quella di mettere la community davanti a tutto lasciando il servizio completamente gratuito per gli scienziati che ne vorranno fare parte. I soldi per finaziare il progetto verranno quindi raccolti attravero la pubblicazione di annunci di lavoro e da un piccolo mercatino di apparecchiature scientifiche. In nessun modo i dati acquisiti potranno essere rivenduti dalla società (come succede con facebook e gli altri social che fanno della profilazione il loro business plan). Il punto più rivoluzionario del progetto di Madisch è quello di cominciare a pubblicare ricerche indipendenti dal circuito scientifico e interamente sviluppate grazie al social.

“Il sistema attuale non prevede l’utilizzo di internet, la valutazione del lavoro scientifico (la “peer review” oggi effettuata dai vari studi di ricerca) può essere fatta direttamente dalla community”. Il cambiamento sarebbe epocale e avrebbe ripercussioni anche economiche sull’attuale modello di business della ricerca internazionale e del sistema di pubblicazione già indebolito da piattaforme di open science come BioMed Central e PLOS che permettono la pubblicazione online della propria ricerca a margine di un piccolo pagamento.

La strada è ancora lunga ma i numeri di Research Gate sono promettenti: il 22% degli utenti effettua un accesso almeno una volta al mese, mentre la percentuale di interazione tra i nuovi utenti è passata da 1,5% del 2010 al 34% nel 2012. “Non c’è un segreto, la cosa più importante per uno scienziato è la community, e noi diamo sempre ascolto alla community”.

FOTO: Flickr