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Ricerca: ancora troppe le diseguaglianze di genere

15/03/2013

Ricerca: ancora troppe le diseguaglianze di genere-1

Le donne fanno ancora troppa fatica a conquistare i vertici delle istituzioni di ricerca, delle accademie e delle università e in media guadagnano meno dei colleghi uomini. Questo quanto emerge dallo speciale pubblicato dalla rivista Natura che evidenzia il persistere di alcune disparità di genere nel mondo della ricerca scientifica a sfavore delle donne.

Negli Stati Uniti, ad esempio, uomini e donne vincono approssimativamente lo stesso numero di dottorati, ma ben il 79% dei professori universitari di materie scientifiche è composto da uomini. In più, donne ricevono appena l’82% dello stipendio dei colleghi di lavoro.

Lo stesso accade in Europa con le sole eccezioni dei paesi scandinavi.

In Italia il trend mondiale è confermato dai dati del rapporto “Donne e Scienza – L’Italia e il contesto internazionale” curato dal centro di ricerca Observa – Science in Society. Nel nostro Paese le neolaureate in materie scientifiche guadagnano mediamente il 10% in meno dei maschi e i professori ordinari di sesso femminile sono molto pochi rispetto a quelli di sesso maschile. Nelle facoltà di ingegneria sono solo l’8,4% del totale.

Dati in linea con quelli più generici relativi alla presenza delle donne nei Cda delle aziende: nonostante la legge 120/2011 che ha introdotto le quote rosa, infatti,  nella penisola solo il 14% dei componenti dei consigli di amministrazione è donna e restano una rarità quelle con incarichi al top. Solo l’11% è amministratore delegato, mentre l’8% è presidente del board.

Le cause sono un consolidato pregiudizio e  un sistema di welfare che non agevola la conciliazione di carriera e famiglia così che la maternità diventa uno dei maggiori ostacoli per l’affermazione professionale di una donna. Ne è convinto anche lEuropean Research Council  l’agenzia dell’Ue che si occupa del supporto della ricerca – che ha cercato di aggirarlo aumentando il numero di progetti finanziabili proposti da ricercatori con figli, così da incoraggiare di più la partecipazione delle donne ai bandi.

E guardando positivamente alla scelta dell’lEuropean Research Council, ci auguriamo che arrivi presto il tempo in cui nella valutazione di una persona saranno solo i criteri di merito a fare la differenza.