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Ricerca e prevenzione: una risposta concreta al problema amianto

29/11/2012

Ricerca e prevenzione: una risposta concreta al problema amianto-1

A 20 anni dall’entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, con la quale l’Italia decideva la messa al bando della produzione e del commercio di amianto, la II° Conferenza Governativa sull’Amianto, che si è tenuta a Venezia dal 22 al 24 novembre, ha rappresentato un’occasione importante per affrontare un problema che, a ragione, può essere definito emergenza nazionale.

Durante il Congresso è stato anche presentato il Protocollo “Liberi dall’Amianto”, sponsorizzato dal Ministero della Salute e sottoscritto da associazioni familiari, istituti di ricerca e organizzazioni sindacali. Attraverso il Protocollo si promuoveranno campagne di sensibilizzazione sui rischi dell’amianto e si realizzeranno iniziative volte alla raccolta di fondi, pubblici e privati, da destinare al finanziamenti di progetti di ricerca.

Il Ministro Balduzzi, presente al Congresso, ha annunciato per dicembre uno strutturato Piano Nazionale sull’Amianto. In attesa che tale piano venga effettivamente presentato, I-Think si augura che il Governo presti il massimo impegno su una questione di interesse prioritario per il Paese e che, purtroppo, rappresenta un ennesimo esempio di arretratezza culturale e politica.

Proprio la ricerca medico scientifica, che tanto potrebbe fare nella prevenzione e nella cura delle malattie legate all’amianto, è quella che finora ne ha maggiormente risentito, a causa dei numerosi e successivi tagli economici a cui è stata sottoposta, non potendo in questo modo apportare un decisivo contributo alla soluzione del problema.

Materiale simbolo del miracolo economico italiano del secondo dopoguerra, con una produzione di 3,7 milioni di tonnellate fino alla sua messa al bando nel 1992, l’amianto si è trasformato in una delle più serie minacce alla sostenibilità ambientale del Paese e alla salute degli italiani.

Il problema amianto mette, infatti, al centro e in modo estremamente correlato la questione ambiente, la questione salute e la questione sociale. Tre campi in cui le precedenti legislature e quella attuale hanno agito con colpevole ritardo e seguendo un metodo che poco ha avuto a che fare con una visione sistemica e coordinata del problema.

Dal 93 al 2008, secondo quanto emerso dal IV° Rapporto del Registro Nazionale Mesoteliomi, i tumori da amianto sono stati 16 mila e le cifre sono, molto probabilmente, destinate a crescere, con un picco che si prevede per il 2020, visto l’elevato periodo di latenza che hanno le malattie legate all’amianto prima del loro manifestarsi.

Nonostante la gravità di questi dati ad oggi, purtroppo, non si riesce ad avere una stima certa dei siti contaminati e questo è dovuto principalmente al lassismo con cui le Regioni procedono alla mappatura e alla bonifica delle zone interessate. Il Ministro Clini, intervenuto al Congresso, ha parlato di 40.000 siti censiti, di cui 400 caratterizzati da un significativo livello di contaminazione, per una quantità reale di amianto pari a 32 milioni di tonnellate all’interno di 2,5 miliardi di metri quadrati di coperture in cemento-amianto presenti sul territorio.

Numeri impressionanti che impongono una risposta concertata, che abbia nella prevenzione, nella ricerca e nella cura le tre direttrici cardine su cui impostare un serio piano di risanamento ambientale, in grado di tutelare i cittadini e salvaguardare efficacemente la loro salute.