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Ricercando il futuro

20/11/2012

Ricercando il futuro-1

Oggi si è tenuta a Roma la seconda edizione del Premio BioEconomy Rome organizzato dal CNCCS (Collezione Nazionale dei Composti Chimici e Centro Screening).

Il Premio, nato lo scorso anno con l’intenzione di promuovere l’importanza strategica della ricerca scientifica, ha permesso di assegnare 10 borse di studio di 15 mila dollari ciascuna a giovani ricercatori italiani, quest’anno in massima parte donne, impegnati in materie scientifiche.

Il fine è sostenere il lavoro di chi costruisce il futuro occupandosi di scienza e innovazione, favorendo una stabile collaborazione scientifica con un centro di ricerca italiano, pubblico o privato.

Ma, nonostante l’iniziativa del CNCCS, il campo della ricerca scientifica in Italia è ancora caratterizzato da gravi lacune, strutturali e culturali.

L’incapacità di scommettere sul futuro della ricerca, fino ad oggi, ha prodotto un danno economico al Paese per una cifra pari a 4 miliardi di euro (come scrivevamo qui), più o meno quanto un’intera manovra finanziaria.

Spiace notare che il governo, che più volte ha manifestato e sostenuto come fondamentale la necessità di premiare il merito e l’innovazione scientifica e tecnologica, nei fatti sembra andare contro le sue stesse dichiarazioni.

La legge di stabilità, oggetto di studio e discussione del Parlamento in questi giorni, ci mette davanti a un’altra, triste, realtà.

Nei tagli previsti dalla legge è presente, infatti, una diminuzione del finanziamento al Fondo per la Ricerca Sanitaria per un ammontare complessivo nei prossimi tre anni di 67 milioni di euro. Nello specifico, 28 milioni di euro per il 2013, 12,9 milioni per il 2014 e  26,2 milioni annui a decorrere dal 2015.

Ma che visione di futuro può avere un paese che non investe su scienza, innovazione e sui giovani talenti?

Iniziare a credere nelle giovani potenzialità del Paese, difendendo e investendo nel loro lavoro, risulta fondamentale per lo sviluppo socio-economico dell’Italia.

Credere nella ricerca scientifica, vuol dire anche compiere un’inversione di rotta nell’approccio socio-culturale sul tema.

Dovremmo, cioè, iniziare a considerare le scoperte nel campo della scienza e della tecnologia come il logico e consequenziale punto di arrivo di un processo che investe in modo costante sulla ricerca, in quanto asset fondamentale del Paese e non solo come il risultato della strenua tenacia del ricercatore o del singolo soggetto che decide di investire.

Non possiamo restare appoggiati all’albero convinti che la mela prima o poi cada, continuando ad adagiarci sull’indiscussa bravura dei nostri ricercatori senza fornirgli le doverose strutture per permettergli di operare al meglio.