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Salmone al ferro

24/10/2012

Salmone al ferro-1
Dalle pagine del Guardian la notizia è rimbalzata sulle principali testate internazionali, scatenando l’indignazione di ambientalisti, legislatori e scienziati: 100 tonnellate di solfato di ferro scaricate nell’Oceano Pacifico al largo dell’isola canadese di Haida Gwaii. E’ accaduto lo scorso luglio, ad opera dell’imprenditore californiano Russ Georges, con lo scopo di stimolare lo sviluppo del plancton e far proliferare i salmoni, prodotto fondamentale per l’economia locale. L’operazione ha fruttato a Georges ben 2,5 milioni di dollari (versati da un gruppo canadese) ma ha suscitato violente reazioni da parte di ricercatori ed ecologisti che ritengono sia stato un azzardo i cui effetti sul lungo periodo sono imprevedibili. Oltre ad aver violato due moratorie internazionali, l’imprenditore potrebbe aver messo a rischio fauna e flora subacquee della regione. Georges, invece, si vanta di aver ideato e promosso il più ambizioso ed efficace esperimento ambientalista in difesa dell’oceano.
Occorre fare ulteriore chiarezza sulla vicenda, soprattutto sul coinvolgimento delle autorità governative: chi sapeva e ha rilasciato i permessi necessari in assenza di studi scientifici?
All’opinione pubblica, nel frattempo, viene offerta l’occasione di riflettere sulla ragion d’essere, sui metodi e sulle finalità della geoingegneria.
Si tratta dell’applicazione di tecniche artificiali sull’ambiente fisico, mirate a contrastare i cambiamenti climatici.
Gli esperti hanno opinioni contrastanti a riguardo: da un lato è un filone che schiude interessanti opportunità, dall’altro richiede una solida base scientifica, monitoraggio trasparente e un forte senso di responsabilità, per evitare che azioni volte a migliorare le condizioni ambientali, scatenino invece dei veri e propri disastri.