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Scienza e diritti in Turchia

08/08/2013

Scienza e diritti in Turchia-1

Chirurgo di fama internazionale, colui che ha importato la tecnica del trapianto del fegato in Turchia, fondatore e rettore dell’università privata Başkent di Ankara, il professor Mehmet Haberal ha riacquistato la libertà il 5 agosto scorso, dopo essere stato scagionato dall’accusa di “tentato rovesciamento dell’ordine costituzionale con la forza”, all’interno del presunto golpe Ergenekon. Haberal è solo uno dei tanti imputati di alto profilo, generali, giornalisti, scienziati, imprigionati dal 2007 perché coinvolti in quella che l’opposizione laica turca ha denunciato come una sorta di inquisizione di ispirazione islamica. Un altro uomo di scienza coinvolto nel maxi-processo e ad oggi privato della sua libertà è Fatih Hilmioğlu.

La rete Ergenekon è accusata di aver cercato di promuovere un colpo di stato militare contro Erdogan. Più di 60 imputati sono ancora in carcere. Da qui, nel 2011, Mehmet Haberal è stato eletto deputato nelle file del principale partito di opposizione (CHP) e solo adesso potrà assumere la sua carica di parlamentare. Anche durante gli anni della sua detenzione, in parte scontata presso una struttura ospedaliera a causa delle sue precarie condizioni di salute, il professor Haberal ha continuato la sua attività scientifica e accademica, forte anche di una solida rete di solidarietà internazionale.

Questa stessa rete, lo scorso febbraio, ha organizzato la visita in Turchia dei rappresentanti dei comitati per i diritti umani di alcune prestigiose accademie scientifiche (la National Academy of Sciences, l’Institute of Medicine e la National Academy of Engineering, per gli USA, e l’Accademia Nazionale Leopoldina, istituzione tedesca). Gli inviati hanno redatto un rapporto dopo aver visitato i colleghi incarcerati, sottolineando l’ingiustizia e l’infondatezza delle accuse e denunciando il grave pericolo che corre in Turchia la libertà di pensiero e di ricerca.

 

C. Cirillo