http://i-think-italia.it/category/magazine/inmeritoaldomani/

Spending review – I costi della “medicina difensiva”

06/08/2012

Spending review – I costi della “medicina difensiva”-1

Mentre in Inghilterra il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) viene omaggiato durante la cerimonia inaugurale di London 2012, in Italia, in tempi di spending review, rischia di essere il più colpito dai tagli alla pubblica amministrazione.

La manovra prevede una riduzione della spesa farmaceutica, un ridimensionamento dei costi per beni (inclusi presidi sanitari) e servizi del 5% e la riduzione ulteriore dei posti letto (dai 4/1000 di oggi ai 3.7/1000).

Ma il problema della sanità italiana non è solo legato a una malagestione delle risorse, esiste infatti quella che viene definita “medicina difensiva” che costa a tutti noi qualcosa come 12 miliardi di euro. Anche se gli italiani si dicono in genere soddisfatti del servizio sanitario nazionale i casi di malasanità continuano ad occupare le prime pagine dei giornali e nel 2010 i sinistri denunciati in corsia sono stati 33.000, un valore tre volte superiore a quello di 15 anni fa. Questa pressione psicologica è causa di un micidiale circolo vizioso che porta il medico, costretto a lavorare sotto stress sia per la mancanza di organico che di risorse materiali, a prescrivere accertamenti diagnostici inutili (e costosi) o a effettuare interventi evitabili solo per evitare sanzioni o denunce. In questa situazione definita dalle associazioni mediche “di assedio” i costi assicurativi sono lievitati in maniera esponenziale arrivando alla cifra record di 500 milioni di euro, di cui il 58% è a carico delle aziende sanitarie.

Il paradosso è che i medici italiani sbagliano più o meno come quelli francesi, spagnoli e canadesi. Secondo una recente ricerca pubblicata su “Epidemiologia e Prevenzione” che ha preso in esame oltre 7000 cartelle cliniche di cinque grandi ospedali italiani, solo nel 5% dei casi si è verificato un evento avverso, ben al di sotto della media europea che si attesta al 9%. Sempre secondo la ricerca, il 56% di questi errori sarebbe pienamente evitabile e attribuibile a quel tipo di errori dovuti alla “serenità perduta”.

Qual è dunque la soluzione? Il problema dell’Italia non è solo di spesa (la sanità “costa” il 7% del PIL una percentuale inferiore ad altri paesi dell’Europa occidentale) ma di ottimizzazione delle risorse attraverso l’impiego di regimi alternativi al ricovero tradizionale e al day hospital. Una migliore gestione dei ricoveri (e della sua durata) può valere un risparmio del 5% della spesa ospedaliera. Ma non si può solo tagliare: il recupero economico ottenuto dalla lotta agli sprechi deve servire a finanziare l’innovazione tecnologica per garantire le migliori cure disponibili. Professionisti e manager devono dunque lavorare in sinergia, i primi garantendo la loro accountability (traducibile come senso di responsabilità), i secondi lasciando da parte clientele e appartenenze, lavorando tutti per il bene comune dei pazienti.

Foto: Flickr