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Tumori, i dati del ministero: in Campania ci si ammala e si muore di più

10/01/2013

Tumori, i dati del ministero: in Campania ci si ammala e si muore di più-1

In Campania si muore di tumore più che nel resto d’Italia, e chi si ammala ha meno possibilità che altrove di guarire perché è più difficile curarsi. Anche l’attesa di vita alla nascita è inferiore di due anni rispetto a quella di chi nasce nelle Marche, la regione dove i cittadini hanno maggiori speranze di vivere a lungo.

Lo sostiene una ricerca dell’Istituto Pascale di Napoli, lo ha confermato la relazione finale del gruppo di lavoro sulla “Situazione epidemiologica della regione Campania ed in particolare delle province di Caserta e Napoli, con riferimento all’incidenza della mortalità per malattie oncologiche” presentato martedì ad Aversa dal ministro della Salute Renato Balduzzi. La task force, coordinata dal direttore generale del ministero Giuseppe Ruocco, è nata nel luglio scorso per verificare la connessione tra i morti per tumore nella area e i fattori ambientali, soprattutto quelli relativi alla gestione dei rifiuti e ai roghi tossici.

Per quanto riguarda i tumori maligni, la mortalità in Campania tra gli uomini è superiore ai valori dell’intera penisola per il contributo delle province di Caserta (solo per gli uomini) e di Napoli (per entrambi i generi), con tassi particolarmente elevati per i tumori a fegato, laringe, trachea-bronchi e polmone, prostata, vescica (nelle donne solo del fegato, della laringe e della vescica). E soprattutto in Campania si viene colpiti dal cancro ai polmoni in maniera significativamente superiore che nel resto d’Italia, probabilmente – secondo lo studio del ministero – anche per l’elevata presenza di fumatori e per la diffusione di infezioni da virus per l’epatite C e B. Nella parte meridionale della Provincia di Napoli e nella parte settentrionale della Provincia di Caserta, inoltre, si rileva un’incidenza di malformazioni congenite alla nascita superiore al resto d’Italia; mentre per entrambi i generi risulta più alto della media nazionale il tasso di mortalità per leucemia nella provincia di Avellino e Salerno (più Napoli nel caso delle donne).

Dati allarmanti, eppure lo studio non rileva un “nesso causale accertato tra l’esposizione a siti di smaltimento di rifiuti e specifiche patologie”, pur non escludendo potenziali implicazioni sulla salute e rimandando a ulteriori indagini. Una conclusione che, ignorando decine di studi scientifici sulla relazione tra diossina e l’insorgere dei tumori, privilegia altri fattori come gli stili di vita e si pone su un piano opposto rispetto a quanto sostenuto da Antonio Giordano e Giulio Tarro nel libro denuncia ‘Campania Terra di Veleni’, che raccoglie i risultati di numerose analisi scientifiche ed epidemiologiche e mostra come il territorio campano sia stato avvelenato, o meglio intossicato, per oltre 30 anni da rifiuti spesso tossici e pericolosi.

La stessa percezione del rischio tra la popolazione residente presso siti di smaltimento rifiuti, di vecchia o nuova generazione, risulta elevata e non stupisce se le dichiarazioni del ministro Balduzzi siano state fortemente contestate. Mentre ci si divide tra sostenitori o meno di una correlazione diretta tra rifiuti e tumori, i cittadini campani hanno bisogno di certezze.

È necessario che la sanità pubblica si attivi per dare una risposta adeguata al contesto sia in termini di possibilità di cura, sia sul fronte della prevenzione sanitaria. Stride ad esempio con i dati finora elencati, la scarsa adesione ai programmi di screening, molto lontana in Campania dalla media nazionale. Ma più che ulteriori indagini e misurazioni sistematiche, serve passare a una fase operativa: coltivare una maggiore attenzione per l’ambiente, attuare una seria pianificazione in tema di bonifiche e realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti, e non abbassare la guarda anzi intensificare la lotta alle ecomafie.