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Una bottiglia da 55 watt

27/07/2012

Una bottiglia da 55 watt-1

In alcuni paesi in via di sviluppo come l’Africa le tecnologie hanno saltato una generazione. 15 anni fa sono stati introdotti i telefoni cellulari, di fatto cancellando ogni possibilità di installare una rete via terra. La stessa sorte è toccata al sistema elettrico. Oggi nella regione africana più di un milione e mezzo di persone utilizzano lampade ad energia solare. Sembra un numero molto grande, ma in realtà rappresenta solo l’uno per cento del mercato potenziale. Quasi un quinto della popolazione mondiale vive senza accesso all’energia elettrica mentre chi anche ne è raggiunto spesso non può permettersi di pagare le bollette.

Una delle alternative più utilizzate fino ad oggi è il cherosene che restituisce un pessima illuminazione, produce sostanze nocive, ed è spesso la causa principale di incendi. L’inquinamento da interni, di cui il cherosene è il maggior responsabile, causa ogni anno più di 2 milioni di morti. Oltre al danno la beffa, il cherosene può arrivare a valere il 10% di tutte le entrate di una famiglia, arrivando a costare 600 volte di più di una luce a incandescenza.

Il problema dell’illuminazione non è però nella creazione di un’incredibile lampada tecnologicamente avanzata, quello che serve è un modello di business sostenibile. Il progetto che potrebbe cambiare le cose non viene dall’MIT (anche se in rete qualcuno sostiene questa tesi) ma da un sperduta officina di un meccanico brasiliano di nome Alfredo Moser. La sua invenzione, chiamata Solar Bottle Bulb è di una semplicità disarmante. Per costruire la propria lampada basta prendere una bottiglia trasparente e riempirla con acqua del rubinetto e candeggina (che aumenta la rifrazione), quindi sigillarne il collo con del nastro adesivo. A questo punto per installarla nella propria abitazione bisogna praticare un foro nel tetto e inserire la bottiglia avendo cura di sigillare il tutto per evitare infiltrazioni. Il liquido dentro la bottiglia grazie alla candeggina riflette la luce incanalandola nell’abitazione. Il risultato è una lampadina solare di circa 55 watt.

L’invenzione di Moser, nata dalla necessità di illuminare meglio la sua officina si è piano piano sviluppata in tutto il vicinato e in pochi anni ha superato i confini nazionali arrivando sino alle Filippine dove si prevede quest’anno di toccare il milione di solar bottle bulb installate. Questo incredibile successo è dovuto alla campagna Liter of Light (Isang Litrong Liwanag)  organizzata da una piccola fondazione chiamata My shelter foundation. Tutto è cominciato il 30 novembre quando 10’000 ciclisti hanno consegnato le Bottle bulbs a 17 comunità dell’area metropolitana di Manila. La semplicità di utilizzo fa si che una volta tramandato l’how to il progetto è in grado di auto-promuoversi grazie al passa parola e ai social networks.

E’ vero, il bottle bulb non è in grado di immagazzinare energia, dunque funziona solo durante il giorno, ma è molto più utile di quanto si possa immaginare. Ci sono milioni di famiglie che vivono in aree sovrapopolate (basta pensare alle favelas di Rio) che non riescono ad avere alcuna illuminazione nelle loro abitazioni.

Naturalmente l’invenzione di Alfredo Moser non è “la” soluzione a tutti i problemi ma dimostra come un’idea semplice (e sostenibile) possa, tramite un accurato lavoro sul territorio cambiare la vita di molte persone.

Consiste in una bottiglia riempita semplicemente con acqua di rubinetto e candeggina, utile a mantenere la trasparenza della bottiglia. Realizzando un foro sul tetto della stanza, si inserisce la bottiglia solare e si sigilla il tutto. Il risultato è una lampadina solare di circa 55 watt.

 

Fonte Immagine: Flickr