http://i-think-italia.it/category/magazine/macroscopio/

Una superproteina per la cura dei tumori: la scoperta è firmata da una ricercatrice italiana

14/03/2013

Una superproteina per la cura dei tumori: la scoperta è firmata da una ricercatrice italiana-1
Laura Soucek

C’è la firma di una ricercatrice italiana emigrata all’estero dietro la scoperta di una superproteina che potrebbe dare un contributo significativo alla cura dei tumori. Laura Soucek, 39enne biologa molecolare di Roma, ha pubblicato su Genes & Development uno studio che dimostra come la proteina artificiale Omomyc sia in grado di bloccare una serie di tumori, aggredendo la proteina Myc senza intaccare le cellule sane.

Omomyc ha dato finora risultati sui topi, ma presto si spera di poterne allargare la sperimentazione anche all’uomo. In particolare, lo studio ha evidenziato che nei topi curati con questa terapia il tumore non si ripresenta per più di un anno, che corrisponde a quasi 35 anni di vita di un essere umano. Inoltre, il trattamento con la superproteina si può estendere anche al tumore del polmone con mutazione KRas che al momento non ha possibilità di cura.

Il lavoro della biologa inizia negli anni ’90 quando, ancora studentessa dell’Università La Sapienza di Roma disegna la superproteina, ma non la brevetta, per lasciare la sua scoperta a completa disposizione della comunità scientifica. Con il tempo la ricercatrice capisce che l’assenza di brevetto non ha favorito la nascita di un interesse commerciale da parte delle case farmaceutiche per cui la sua ricerca va avanti, ma più lentamente di quanto lei sperasse.

E’ negli Stati Uniti, all’University of California di San Francisco (UCSF), che Laura Soucek e i suoi colleghi nel 2008 dimostrano che la superproteina è veramente in grado di bloccare la proteina Myc coinvolta in quasi tutti i tipi di tumore; e attualmente, è il  Vhio (Istituto di oncologia Vall d’Hebron) di Barcellona ad aver scommesso sulla loro ricerca fornendo le risorse necessarie a portarla avanti. L’obiettivo è far diventare Omomyc un farmaco antitumorale.

Tutto lascia immaginare che i dati fin qui raccolti possano trovare conferma anche da parte della sperimentazione umana, il che rappresenterebbe un importantissimo traguardo nella lotta ai tumori. Però la presenza su Omomyc di una firma italiana, formatasi in una delle nostre università ma che ha dovuto emigrare all’estero per portare avanti la sua ricerca e ottenere finanziamenti, ci costringe ancora una volta a riflettere sul grande spreco di intelligenze scientifiche che il nostro Paese da anni si è rassegnato a produrre lasciando ad altri l’onere e soprattutto l’onore di sostenere le intuizioni dei ricercatori italiani.