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Una torta tira l’altra

22/08/2013

Una torta tira l’altra-1

Una dieta abitualmente ricca di grassi provoca al nostro cervello una progressiva desensibilizzazione ossia la perdita della sensazione di sazietà che avvertiamo abitualmente a fine pasto. Saremmo così indotti a mangiare di più e ancora, per ottenere quella stessa soddisfazione. Il processo è descritto nel numero di Ferragosto di Science: la desensibilizzazione avrebbe inizio a livello gastrico, dove viene prodotto il fattore della sazietà inviato poi al cervello e tradotto, in condizioni normali, nell’interruzione del pasto. Cibi ad alto contenuto di grassi, se consumati regolarmente, indebolirebbero la produzione di specifici ormoni e quindi il legame fra stomaco e cervello o meglio la possibilità da parte del cervello di leggere il fattore della sazietà prodotto dallo stomaco. Non sappiamo ancora perché ma appare evidente che potrebbe spiegarsi in questo modo il comportamento alimentare di persone obese che continuano a mangiare nonostante abbiano già assunto calorie sufficienti a placare il regolare senso di fame.

La causa, a livello biochimico, sarebbe la soppressione del rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore solitamente attivato nel nucleus accumbens, la parte del cervello adibita alla motivazione e al meccanismo della ricompensa. In condizioni normali, quando mangiamo si osserva un picco nel rilascio di dopamina che è invece assente nelle persone obese. Allo stesso modo, nelle persone obese appare soppresso un ormone chiamato oleoylethanolamide, o OEA. Gli esperimenti condotti in laboratorio su ratti nutriti con una dieta ricca di grassi hanno dimostrato che ristabilendo i giusti livelli di OEA, anche il picco di dopamina torna normale, ossia paragonabile a quello di ratti che seguono una dieta bilanciata. Lo studio ha inoltre messo in evidenza che l’effetto che l’ormone esercita sulla dopamina viene trasmesso attraverso il nervo vago che non a caso collega cervello e addome.

La scoperta ha un enorme potenziale. Suggerisce, per esempio, che le nostre scelte in campo alimentare non sono sempre e solo dettate dal gusto personale. In altre parole, possiamo forse convincere le nostre papille gustative ad apprezzare cibi dietetici ma il nostro stomaco non si lascia ingannare facilmente. La buona notizia, d’altro canto, è che non si tratta di danni irreparabili Il meccanismo può essere riattivato e la ricerca farmaceutica è certamente già al lavoro per brevettare molecole che ripristino i livelli corretti di dopamina, per tenere a bada il nostro appetito.

BIBLIOGRAFIA

L.A. Tellez et al., “A gut lipid messenger links excess dietary fat to dopamine deficiency,”Science, 341:800-02, 2013.