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Un’Europa unita anche nella ricerca scientifica.

18/07/2012

 

La commissaria europea alla ricerca e l’innovazione, Máire Geoghegan-Quinn, ha chiesto oggi ai 27 partner di abbattere le barriere per realizzare entro il 2014 lo Spazio europeo della ricerca (Ser), come fissato dai capi di Stato e di governo dell’Ue.

“Non possiamo continuare a tollerare una situazione in cui il finanziamento della ricerca non è sempre assegnato in modo concorrenziale, in cui i posti non sempre sono distribuiti in base al merito, in cui difficilmente i ricercatori possono accedere alle sovvenzioni o ai programmi di ricerca oltre confine e da cui ampie zone d’Europa restano escluse”

“Il SER è stato lanciato nel 2000 con l’intento di creare un vero mercato unico del sapere, aperto al mondo intero. In questo lasso di tempo siamo riusciti a ottenere degli ottimi risultati: il lavoro svolto dal programma Marie Sklodowska-Curie ad esempio ha permesso a oltre 60’000 ricercatori di muoversi liberamente da un paese all’altro. Ma in altre aree i progressi sono stati disomogenei. Abbiamo stabilito quali sono le infrastrutture scientifiche di cui avremo bisogno nei prossimi decenni, ma non abbiamo ancora i fondi per metterle in funzione. Meno dell’1 % dei fondi di ricerca nazionali sono al momento coordinati internazionalmente.”

“Quando l’anno scorso ci siamo incontrati con i ricercatori europei, molti si sono lamentati dei tanti ostacoli che sono costretti ad affrontare per svolgere il loro lavoro, ostacoli che non possiamo più ignorare se vogliamo fermare questa fuga di cervelli verso i paesi extraeuropei”

“La situazione è particolarmente preoccupante perchè il passaggio a una economia del sapere globalizzata ha reso la ricerca uno dei settori strategici per lo sviluppo dell’economia europea.

I punti del nostro programma di sviluppo sono i seguenti:

– Un sistema di ricerca più efficiente per assicurare i fondi, su basi competitive, ai migliori ricercatori o gruppi di ricerca;

– Ottimizzazione della co-operazione internazionale rimuovendo le barriere tecniche che non permettono oggi una reale collaborazione tra studi di ricerca, cercando di alzare la qualità del lavoro attraverso una maggiore competizione tra i paesi europei costruendo delle infrastrutture di ricerca su base pan-europea.

– Creare un mercato aperto del lavoro per permettere ai ricercatori di muoversi liberamente da un paese all’altro, esattamente come succde negli Stati Uniti. Questo significa far si che gli stipendi e i fondi pensione siano trasferibili nei diversi paesi della comunità europea, nel contempo assicurando che i meccanismi di reclutamento siano il più possibile trasparenti e basati sul merito.

– Parità di genere, per mettere fine allo scandaloso spreco di talentuose ricercatrici.

– Maggiore e più rapido accesso a documeti accademici e dati di ricerca.”

 

Intanto in Italia i tagli della spending review ai fondi degli enti di ricerca, scientifici umanistici e ambientali, potrebbero compromettere importanti progetti di ricerca. I tagli previsti in tre anni ammontano a 210 milioni di euro (33.147.093 nel 2012 e 88.392.247 per il 2013 e 2014). Dal sito di Lega Ambiente parte un appello al Governo per spostare una parte del contributo al trasporto delle merci su gomma (confermato anche quest’anno malgrado la crisi) alla ricerca annullando così i tagli previsti. Se vuoi firmare l’appello vai qui.

Qui invece potete trovare il testo completo dell’intervento di Máire Geoghegan-Quinn.