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Women Under Siege, Una Mappa contro gli abusi sessuali del regime di Assad

01/03/2013

Women Under Siege, Una Mappa contro gli abusi sessuali del regime di Assad-1

Dare consistenza agli episodi di violenza localizzandoli su una mappa; creare un archivio di notizie utilizzabili come prova in un eventuale processo per crimini di guerra; organizzare servizi di assistenza psicologica e medica per i superstiti.

Sono questi gli obiettivi di ‘Women Under Siege Syria’, un progetto di crowd mapping lanciato in Siria da Women’s Media Center, una Ong con sede negli Stati Uniti che si propone di documentare in tempo reale l’uso dello stupro e degli abusi sessuali da parte del governo siriano e delle forze di opposizione come arma da guerra, e organizzare una risposta legale e politica efficace a questa drammatica pratica.

In Siria, infatti, è in corso da tre anni una sanguinosa guerra civile che ha già provocato 60mila morti e diversi milioni di sfollati e rifugiati politici in Egitto, Iraq, Giordania, Libano e Turchia. Una delle catastrofi più significative della storia recente del Medioriente.

La mancanza di accordo all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – in particolare per la posizione della Russia – ritarda l’intervento delle forze internazionali nonostante la scorsa settimana l’Alto Commissario ONU per i diritti umani Navi Pillay abbia lanciato un nuovo appello per il deferimento della Siria alla Corte penale internazionale.

Mentre la dignità dei cittadini viene ogni giorno calpestata da violenze inaudite che si abbattono con particolare ferocia sulle donne, la Ong Ushahidi ha deciso di esportare il suo software di crowd mapping in Siria: nato nel 2008 a Nairobi, da allora è stato utilizzato 40mila volte in diverse località del mondo, dal Kenya all’Egitto, ma nella terra di Bashar al Assad per la prima volta viene utilizzato per tenere traccia delle violenze sessuali compiute da uomini e oppositori del regime.

Women Under Siege consente alle sopravvissute di segnalare, attraverso una e-mail all’indirizzo [email protected] o via Twitter utilizzando l’hashtag #RapeInSyria, i casi di stupro e violenza di cui sono state vittime.

Un ulteriore esempio di come le nuove tecnologie possono contribuire, se usate con intelligenza, a illuminare piaghe sociali spesso ignorate diventando essere stesse strumento di lotta pacifica e attivismo umanitario.